Ha fatto tanto rumore in questi giorni l’articolo di Bruno Ventavoli. In quell’articolo si fa lo stesso ragionamento dal quale è nata l’idea di Stroncature e ciò l’alto numero di opere pubblicate ogni anno, le difficoltà dei giornalisti e dei responsabili delle pagine culturali di recensire tutte le opere che vengono presentate loro dagli uffici stampa delle case editrici; il conseguente disorientamento del lettore privo di indicazioni che lo aiutino a scegliere in questo mare di libri; il rischio che opere meritevoli passino sotto silenzio e che si oda solo la voce di poche case editrici dotate di particolare forza finanziaria. 
Ma le conclusioni alle quali Ventavoli e Stroncature giungono sono del tutto diverse. Alcune cose da mettere in evidenza. 
La prima, il gran numero di opere edite si traduce nel fatto che nelle librerie fisiche i libri non si trovano. È fisicamente impossibile che una libreria possa ospitare anche solo per un giorno tutte le opere edite in un anno. Ciò vuol dire che il lettore è costretto a ordinare da sé: che senso ha andare in librerie per ordinare un libro che là non si trova se lo si può fare da casa propria? La cosa ha tre vantaggi e uno svantaggio. 
I vantaggi: il libro è quasi sempre scontato; tutte le opere sono disponibili; il libro arriva a casa da solo nonostante maltempo, traffico e impegni di lavoro etc. Lo svantaggio: ordinando il libro da casa il lettore raramente può disporre di tutte le informazioni necessarie a orientale la propria scelta. Sulle pagine degli store online non si va oltre la quarta di copertina (a volte manca anche quella) e le recensioni, quando ci sono, sono inaffidabili.
Di qui la necessità che un soggetto terzo fornisca al lettore tutte le informazioni disponibili su un dato volume (estratto, indice, nota biografica etc) e recensioni serie e affidabili che dicano se vale realmente la pena di acquistare quel libro oppure no.
La seconda, l’autore dell’articolo in questione suggerisce agli editori di pubblicare un numero minore di libri. A noi di Stroncature un tale suggerimento sembra una assurdità. Per due ragioni. 
La prima tecnologie esistenti, dal printed on demand alle reti globali di distribuzione, danno la possibilità a chiunque di tirare fuori quell’universo che ciascuno di porta dentro di sé. C’è di più, chiedere di ridurre il numero delle stampa sarebbe come chiedere ai treni di andare più piano, agli aerei di volare più basso, ai processori e ai computer di prendersela un po’ più con cola. C’è un che di reazionario, dunque, in quel suggerimento. 
La seconda ragione per la quale quel suggerimento è una assurdità viene dal confronto, che l’autore dell’articolo non si è preso la briga di fare, con gli altri paesi. Se si prendono i dati forniti dall’International Publishers Association si scopre che nel 2015 negli Stati Uniti sono stati stampati 338.986 libri, nel Regno Unito 173.000 (erano 220.330 nel 2014); in Francia 106.760; in Germania 89.506; in Brasile 88.685 (erano 92.209 nel 2014); in Giappone 76.445; in Spagna 73.233 mila. in Italia in quell’anno ne furono pubblicati 65.886.
La soluzione dunque non è quella di stampare meno e di favoleggiare di un tempo andato dove un gentile libraio come Burt Britton a New York, che si vantava di aver letto più libri di tutti, era in grado di dare il consiglio giusto sul libro da acquistare. La soluzione è creare una piattaforma online dove studiosi ed esperti riconosciuti possano esprime liberamente, autonomamente e indipendentemente il proprio giudizio su una determinata opera e consigliando, come nessun libraio potrebbe fare, i lettori sui libri migliori da acquistare. Un Burt Britton virtuale e ubiquo in grado di maneggiare la enorme massa di libri che il progresso e la modernità porta con sé. 
Vorrei segnalare un ultimo aspetto. Nell’articolo in questione l’autore di fatto si lamenta, con un fare francamente spocchioso, delle insistenze degli uffici stampa delle case editrici che, dal suo punto di vista, questuano una recensione: “L’incubo per chi coordina le pagine culturali di un giornale – scrive Ventoli – inizia la mattina presto. O meglio, non finisce mai. Mail, sms, telefonate, imboscate, epistole, ricatti. Le (peraltro meravigliose) colleghe degli uffici stampa propongono i nuovi libri con una tenacia che sarebbe stalking se non ci fosse la letteratura di mezzo. Decine di richieste ogni giorno. Peccato che la maggior parte non abbiano la minima possibilità di essere recensiti. Non perché non siano belli, stimolanti, incuriosenti. Ma semplicemente perché sono troppi.” 
Bene, uno degli obiettivi di Stroncature è quello di liberare gli uffici stampa dalla dittatura dei redattori della pagina culturali fornendo loro ciò che essi stessi ammettono di non poter fare, vale a dire recensire tutti i libri che gli vengono inviati. Stroncature al contrario può farlo.

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