EPITAFFI GRECI

Da non perdere

Ci sono libri-manifesto, che segnano la nascita di un nuovo paradigma letterario o una cesura rispetto al passato, e libri-vita, cioè libri che si identificano con il progetto di vita di un autore o comunque con il frutto dei suoi anni più prolifici.  Nel 1955 il grande epigrafista e filologo berlinese Werner Peek pubblicò la più importante raccolta, a tutt’oggi, di epigrammi sepolcrali greci, dall’età arcaica all’epoca cristiana. A questo lavoro infaticabile si è aggiunto quello più che decennale di Franco Mosino, grecista e linguista scomparso nel 2015 che per primo al mondo tradusse e commentò la raccolta del Peek.

Il viaggio in questa Spoon River dell’antichità è per certi versi spiazzante. Se ne ricava attraverso le parole una inedita lettura, profonda e umana, dell’antichità che la sottrae alla polvere e agli stereotipi e le restituisce i “colori” mancanti esattamente come la nostra idea, figlia del Rinascimento, della scultura classica come sinonimo di marmo bianco e del bronzo dal colore uniforme è del tutto falsata in quanto i greci pitturavano le statue, anche quelle in bronzo.

E così, grazie anche alla bella introduzione e all’ampio e ben fruibile commento ai testi, si apre una galleria di personaggi che possiamo solo immaginare in un viaggio attraverso il tempo e le evoluzioni della società (ad esempio, interessantissimo il passaggio tra i concetti e le espressioni classiche e quelle proprie della cristianità) e delle condizioni politiche (le influenze della cultura romana visibili ad esempio nell’adozione di nomi latini da parte di genitori con nomi greci).

Particolarmente toccanti le frequenti storie di figli non sopravvissuti ai padri e alle madri, la cui invocazione è spesso struggente, ma anche dall’altro lato i bilanci di una vita lunga e serena, spesso connotati dall’esercizio per l’intera esistenza di una professione a beneficio della comunità, come nel caso di medici, precettori, soldati e persino, forse, di figure assimilabili agli odierni psichiatri. E non solo di uomini si tratta, ma anche e molo modernamente, di animali domestici, quali cani e cavalli, la cui dipartita ha spezzato il cuore di generazioni e generazioni di affezionati padroni.

Non mancano motti arguti, e un uso dell’ironia volta a trasmettere ai viandanti che si imbattevano nei monumenti funebri degli insegnamenti ma allo stesso tempo anche l’invito a prendere l’esistenza con la dovuta leggerezza.

Dalla prima iscrizione funebre, un semplice esametro graffito su una roccia nel 700 a.C.  fino al tardo impero, mille anni di storia ci guardano, con un’ansia di presentarsi ai nostri occhi che non è solo quella di raccontare, di impartirci una morale o delle lezioni, o men che meno di “fare” letteratura, ma bensì di coinvolgerci in un sentimento del luogo e del tempo. In questo senso, il paragone con Spoon River è fuorviante e va stretto al testo, ed è probabilmente lì solo per ragioni di sapore editoriale. Infatti ciò che Masters solo immagina, creando un’opera che è “qualcosa di meno della poesia e di più della prosa”, in questo testo invece vive o ha vissuto davvero, toccando corde e tematiche assai più ampie e universali che sono ben oltre poesia e prosa, in quanto rappresentano la vita.

Il costo, piuttosto alto del libro, non può che farci sperare che seguano versioni e tentativi in grado di avvicinare tali contenuti ad un pubblico più ampio, come il lavoro meriterebbe.


RECENSORE

Massimiliano Bellavista è consulente di direzione, blogger (www.thenakedpitcher.com) e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Tra le sue numerose opere di narrativa, poesia e management ricordiamo: Come uno strappo (Il Fauno Editore, 1994), Il Segno e la Foresta (Magalini, 2001), Le reti d’impresa (Franco Angeli, 2012); Anatomia dell’invisibile (Tabula Fati, 2017); L’ombra del Caso (Il Seme Bianco 2018) e The Naked Pitcher (Licosia 2018); Dolceamaro (Castelvecchi 2019).

(I giudizi sintetici sono espressi in cinque gradazioni: sconsigliato; interessante; consigliato; da non perdere; capolavoro)


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