LA DECISIONE ROBOTICA

DA NON PERDERE

Essere umani significa saper rapportarsi con la complessità del mondo inferendo dai dati a disposizione, dal contesto e dalla propria sensibilità ciò che sostanzia una decisione.

Ma le decisioni non hanno tutte lo stesso peso e tra i campi più critici in cui la decisione umana si esplica c’è senza dubbio quello legale e giudiziario.

Ora, con alcuni anni di ritardo ma analogamente al campo strategico e aziendale, dove il tema è ormai presente da tempo, e a quello finanziario, dove addirittura è dato per scontato e oggetto di specifica regolamentazione, la questione dell’apporto che la scienza degli algoritmi e della robotica combinata all’intelligenza artificiale potrebbero dare in campo giuridico si sta affacciando pesantemente nel dibattito internazionale.

Ci sono libri che ingiustamente allontano il lettore medio per la loro apparenza astrusa e specialistica: questo potrebbe essere  il caso. Il libro invece, se si supera questo pregiudizio, è insospettabilmente godibile, poiché, se si eccettuano alcuni specifici ma limitati contenuti logico-matematici, le testimonianze di autorevoli giuristi di caratura internazionale ci fanno riflettere, eccome, su un tema che già riguarda ognuno di noi, in quanto cittadini che un giorno, potranno trovarsi a fronteggiare le decisioni di un giudice in parte umano, in parte robotico.

E quindi la robotica potrà al massimo essere la soluzione per sveltire, e anche migliorare con la pretesa di renderli più oggettivi, i meri giudizi amministrativi, seriali e di massa (magari il contenzioso tributario e pensionistico) come dicono alcuni, o invece, come sostengono altri, in un futuro non si quanto remoto un robot potrà sostituirsi al rendere giustizia come attività umana complessa?

Mirabilmente, e da angolazioni non solo giuridiche ma anche tecniche, il libro aiuta a sgombrare il campo da timori e argomentazioni illogiche e fantascientifiche per oggettivare il problema nella sua reale natura e dimensione ma anche le enormi opportunità in esso insite.

Ponendo le premesse in Weber, che giunse a scrivere (profeticamente?) che  il capitalismo aveva bisogno “di un diritto che si possa calcolare in modo simile ad una macchina” il libro affronta il tema da varie angolazioni, che tutte convergono inevitabilmente alla medesima conclusione: così come nei libri di management più recenti si legge che si potrà, un giorno, automatizzare completamente una fabbrica,  ma non si potrà mai sostituire con i robot la decisone strategica profonda riservata al top management e l’interazione fisica con il cliente, analogamente nella decisione giuridica il fattore umano è insostituibile. Ma è proprio da questa premessa, che intelligentemente sgombra il campo dal dibattito più inflazionato e scontato che a volte si legge in giro, basato al massimo su buone letture di fantascienza distopica alla Matrix o Blade Runner, che si deve partire per raggiungere il vero nocciolo della questione. Se infatti la decisione complessa ottimale, quella che nasce da una valutazione di possibili alternative, ciascuna con le proprie regole, le proprie fattispecie e le proprie basi dati, serie storiche e informazioni, non è unica (altrimenti, se fosse unica, avrebbe sì  senso automatizzarla) e l’uomo ne resta l’insostituibile architetto in quanto umano tra umani, imperfetto tra imperfetti, è proprio sulle metriche, sulle informazioni e sull’analisi che supportano questa non unica e fallibile decisione che le macchine possono e devono svolgere un utilissimo lavoro di “digestione” e filtrazione di sterminate quantità di dati.

Ma come? Il libro ne analizza possibilità e limiti attuali, e tra analogie con l’esistente (ad esempio le modalità con cui già oggi vengono risolte milioni di contenziosi tra i trader di ebay), sentenze-pilota come quella del 2018 del Tar del Lazio che sancisce “l’insopprimibile soggettività” della interpretazione della norma  e la basilare ( ma assai poco conosciuta al grande pubblico) Risoluzione del parlamento Europeo (European Parliament resolution of 16 February 2017 with recommendations to the Commission on Civil Law Rules on Robotics) giunge a rilevanti conclusioni. Tra tutte il fatto che la decisione robotica non è quella di un impersonale e mitologico giudice-terminator, ma alla fine è essa stessa decisone umana e parte della nostra storia, in quanto in fin dei conti gli uomini scrivono gli algoritmi. Il problema è semmai un altro, ovvero che tipo di uomini saremo nel futuro? Diventeremo noi per primi degli automi svuotati da dentro dei nostri contenuti più intimi, rovesciati nei social, privi di consapevolezza etica e civile e incapaci di comprendere gli algoritmi da noi stessi ideati o approfitteremo dei robot e della tecnica per potenziare (e talvolta riscoprire) tutte le potenzialità della nostra meravigliosa soggettività e imperfezione?


RECENSORE

Massimiliano Bellavista è consulente di direzione, blogger (www.thenakedpitcher.com) e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Tra le sue numerose opere di narrativa, poesia e management ricordiamo: Come uno strappo (Il Fauno Editore, 1994), Il Segno e la Foresta (Magalini, 2001), Le reti d’impresa (Franco Angeli, 2012); Anatomia dell’invisibile (Tabula Fati, 2017); L’ombra del Caso (Il Seme Bianco 2018) e The Naked Pitcher (Licosia 2018); Dolceamaro (Castelvecchi 2019).

(I giudizi sintetici sono espressi in cinque gradazioni: sconsigliato; interessante; consigliato; da non perdere; capolavoro)

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