LA SCIENZA, LA MORTE, GLI SPIRITI

CONSIGLIATO

Esiste ed è sempre esistito in Italia un serpeggiante e carsico senso di inferiorità rispetto a certi modelli letterari anglosassoni e francesi.  Il romanzo giallo è per eccellenza la prova di questo complesso di inferiorità. Attraverso il libro di Andrea De Luca “La scienza, la morte, gli spiriti. Le origini del romanzo noir nell’Italia fra Otto e Novecento” (Marsilio, 2019) scopriamo che certo, in letteratura ci sono luoghi letterari che sono più fertili di altri, e che, da Horace Walpole in poi, i castelli nella brughiera, le nebbie e le porte cigolanti sono stati e, per certi versi sono tuttora, dei catalizzatori del genere giallo. Ma scopriamo anche che, parallelamente e a volte in modo anticipatorio dei maestri internazionali del genere, da Poe a Doyle, si muove l’opera di scrittori quasi dimenticati o comunque largamente sconosciuti al grande pubblico, come il napoletano Francesco Mastriani, Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio, Luigi Capuana e molti altri. Direttamente da un contesto storico impregnato dei tumulti del Risorgimento e delle storture dell’amministrazione Borbonica i pionieri del giallo italiano rivivono nelle pagine del libro regalandoci pagine di assoluto livello artistico e tecnico. Ci rivelano anche uno spaccato storico per certi versi inedito, di un mondo dominato da un lato dal Positivismo più estremo e dalla “fede scientifica” intesa come chiave per indagare l’uomo nel contesto sociologico, demografico e politico ma dall’altro, e quasi per contrappasso, venato da un interesse quasi ossessivo per l’esoterismo e le dottrine ermetiche. Quello stesso interesse a indagare le dimensioni del mistero, l’occulto il sogno e l’inconscio da cui scaturirono importanti correnti artistiche e letterarie e nuove teorie come la psicanalisi e che legava più profondamente di quanto si immagini autori italiani ed europei.

Tuttavia è bene contestualizzare e relativizzare quanto espresso nel testo. Se e quanto infatti le argomentazioni sullo spiritismo e l’occultismo, come peraltro riportato dallo stesso autore nelle conclusioni, autorizzino a pensare che vi sia un rapporto causa effetto tra spiritismo e nascita del giallo, è ancora tutto da scoprire:  è certo che abbiano influenzato molti artisti come è certo che ad esempio lo stesso Conan Doyle, dopo Sherlock Holmes si dedicò pubblicamente e intensamente all’analisi dello spiritismo, ma per contro è anche vero il darkly world, per molti autori e artisti rimase relegato a un ambito puramente estetico e stilistico o anche solo alla sfera della “mitologia privata”.

Pur insistendo a volte in modo un po’ ripetitivo su certi temi il libro ha comunque un grande merito, oltre a quelli precedentemente elencati, ovvero di collegare la nascita del genere giallo in Italia non solo alle radici europee del romanzo di appendice e allo spiritismo ma anche al contesto italiano ottocentesco in particolare quello di Napoli. In questo ambiente, assai peculiare, l’esplosiva situazione politica e sociale e il degrado di una città abituata ad essere da sempre una capitale europea che si trovava progressivamente ad essere relegata ai margini di tale contesto, fornisce la matrice ideale per lo sviluppo di un genere che mescola sapientemente critica sociale, politica, e mistero, esprimendo un valore letterario trascurato e bistrattato dalla critica.


RECENSORE

Massimiliano Bellavista è consulente di direzione, blogger (www.thenakedpitcher.com) e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Tra le sue numerose opere di narrativa, poesia e management ricordiamo: Come uno strappo (Il Fauno Editore, 1994), Il Segno e la Foresta (Magalini, 2001), Le reti d’impresa (Franco Angeli, 2012); Anatomia dell’invisibile (Tabula Fati, 2017); L’ombra del Caso (Il Seme Bianco 2018) e The Naked Pitcher (Licosia 2018); Dolceamaro (Castelvecchi 2019).

(I giudizi sintetici sono espressi in cinque gradazioni: sconsigliato; interessante; consigliato; da non perdere; capolavoro)

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