Il libro antico. Storia, diffusione e descrizione


consigliato



autore: Lorenzo Baldacchini; editore: Carocci: pagine: 281

La distinzione tra volumi dedicati a studiosi, studenti e specialisti è una cosa tipicamente italiana. Si legge che il fortunato (terza edizione) libro di Baldacchini si rivolge a bibliotecari e ricercatori che si occupano di edizioni antiche ma anche agli studenti dei corsi di Beni culturali: secondo noi tutto questo è riduttivo, dovrebbe trattarsi di un best seller (e ci permettiamo di dire, che così dovrebbe essere promosso). In questo Paese esiste infatti una quantità di “addetti alla cultura” per cui biblioteche e fondi antichi sono ancora luoghi sconosciuti o distopici.

Eppure il libro antico è uno dei più abbondanti e affascinanti beni culturali che abbiamo in questo Paese: ma anche uno dei più trascurati (e a volte saccheggiati, basti pensare alla quantità di furti avvenuti in prestigiose Biblioteche) con una visibilità sui media pari a quella di Cenerentola prima del ballo e anche uno di quelli dove una cronica assenza di attenzione da parte delle Istituzioni, accompagnata a un peculiare groviglio legislativo, rende il panorama a volte sconsolante per tutti gli operatori o anche per semplici appassionati.

Ecco perché in questa recensione tratteremo il libro non come un testo per specialisti (cosa che pure è a gran diritto) ma come un volume che farebbe assai bene a tutti leggere. Il libro antico vi si offre al lettore nella sua immaterialità, e cioè come veicolo di un’idea e di una innovazione che sono stati indubbiamente motori storici di cambiamento sociale culturale e perfino economico della società, ma anche nella sua materialità fatta di materiali, formati, legature, dediche, illustrazioni. Vi sono probabilmente ben pochi beni culturali capaci di esprimere e offrire un così ricco ventaglio di chiavi interpretative, tecniche artigianali e artistiche, modalità di fruizione e piani di lettura della bellezza. Lo dice del resto l’autore stesso nella premessa, auspicando anche lui che questa terza edizione si rivolga ai “cittadini” e “tout court all’homo lector, quintessenza dell’eticità”.

Il libro ha l’indubbio merito di proiettare il lettore nella giusta dimensione storica; la natura non fa salti, non crea dal nulla, tanto meno l’innovazione tecnologica: ecco quindi che l’invenzione del libro a stampa è “una storia di lunga durata” un processo continuo e non di rottura (come viene troppo semplicisticamente spesso presentato al grande pubblico) che non arriva nella mente di Gutenberg per ispirazione divina e forse, affonda le sue radici in Oriente. Per dirla con l’Autore, quello che rileva è che ” la coscienza, che sicuramente i contemporanei ebbero, di un nuovo modo di produrre libri, fu in realtà coscienza di un diverso modo di fare un prodotto analogo, che si voleva il più possibile simile a quello vecchio, e che però poteva costare molto meno” .

Da questo punto in poi, le pagine che analizzano l’affermarsi del libro a stampa (per noi antico ma all’epoca per molti comunque più spiazzante di un telefonino di ultima generazione infarcito di applicazioni e capace quindi di suscitare anche diffidenze e resistenze in diversi milieux sociali) da un punto di vista, diciamo, economico e aziendalistico, sono tra le più interessanti. Le descrizioni delle modalità con cui il libro viene a irrorare come sangue gli organi vitali della cultura europea e le sue Capitali tra Italia e Francia, Venezia e le Fiandre, il Regno di Francia e la Spagna, sempre più necessario sempre in maggiori quantità, sono di gradevolissima lettura e ancor più quelle in cui si tenta di affrescare la vita delle vere e proprie aziende (alcune con tratti da multinazionale ante litteram) che sorgono attorno al libro. Aziende che devono tener conto di tanti nuovi elementi: l’approvvigionamento delle materie prime, il lavoro manuale e le tecniche tipografiche che generano valore e rendono possibile la riproduzione del testo in un certo numero di oggetti vendibili, la promozione, il pubblico dei lettori (prima inesistente nella sua accezione più moderna e attuale). La somma incassata deve consentire all’editore di remunerare autore (non ancora protetto dai diritti che oggi conosciamo, si vedano al riguardo gli interessanti passi del libro) e tipografo e al contempo di realizzare un profitto con cui creare nuove opere capaci di far da contrappeso alla consistente immobilizzazione di capitali che caratterizzava la filiera.

La finanza, come spesso succede anche oggigiorno, impatterà profondamente su questo mondo, travolgendo molti geniali stampatori incapaci di fare fronte al cronico e considerevole assorbimento di capitali iniziali. Il volume poi si concentra sul cosiddetto paratesto, ovvero su quella materialità e quel complesso sistema di forme che veicolano il messaggio testuale: materie prime, illustrazioni, dediche, legature, copertine e così via, tutti elementi che da soli costituiscono altrettanti potenziali campi di studio e interesse culturale in questo Paese. Vi sono pagine di grande ricchezza di contenuti e suggestioni sui titoli, i frontespizi e sulla valenza delle immagini che sin dalle origini hanno con il libro un rapporto quasi simbiotico.

Una citazione a parte vale la sezione sulla legatura, l’abito” del libro, che possiede, ancora oggi, una storia così originale e peculiare che non può e non deve rimanere all’ombra di quella generale del libro. L”anatomia” di un oggetto così comune intorno a noi rivela dettagli e una ricchezza di articolazioni insospettabile per molti. Un’ultima citazione va al concetto di leggibilità: si tratta di un concetto complesso legato ad una molteplicità di piani di lettura.

Il libro non ci ha cambiati solo culturalmente, ma ha modificato per certi versi il nostro modo di vedere e sicuramente di leggere, e gli stampatori non dovevano concentrarsi solo sui caratteri con cui un libro veniva stampato, ma anche sulla loro sistemazione sulla pagina. Alcuni, come il celeberrimo Manuzio, il “principe” dei tipografi, seppero probabilmente farlo con un’ incredibile preveggenza, anticipatrice dei più moderni studi fisiologici e neurologici. Auguriamo buona lettura a tutti.

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