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Il grande diavolo bianco. Alla ricerca di Moby Dick

di Worgeland Sigbjorn

Libro sorprendente, che si legge come un romanzo, pur non essendolo, e che ha due grandi protagonisti il mare da una parte e dall’altra gli uomini con le loro paure, le loro smanie, le loro grandezze, la loro ansia per l’orizzonte e le loro miserie. Ma è anche la storia della sfida degli uomini nei confronti dell’ignoto, dello sconosciuto, legato a filo doppio alle profondità marine: vale a dire “il mondo non visto che, come il sottosuolo o le vette più elevate delle montagne, è dominio degli dei e delle creature straordinarie, che solo uomini altrettanto straordinario hanno avuto il coraggio di vedere”. Così la caccia alla balene, “le creature sovrane del mondo acquatico”, diviene una sorta di lotta degli uomini contro un ordine naturale che non li ha mai contemplati, una rivolta contro lo status quo, contro i limiti posti dalla natura agli esseri umani, che pretendono di conquistare gli ambienti marini, pur non avendo pinne nè branchie. Una sfida prometeica, punita, come per l’Ulisse dantesco, come un oltraggio agli dei: a morire infatti è Achab non Moby Dick, mentre Ulisse continua a bruciare all’inferno.

Il testo non è, come si diceva, un romanzo, ma una dotta analisi intorno alle balene e e alle baleniera, le lance con cui si inseguivano a forza di braccia i grandi mammiferi; al mare e ai marinai imbarcati, nonché all’economia che ruotava intorno alla “grande caccia” : “si consideri che da una balena di discrete dimensioni si può trarre l’equivalente della carne di una trentina di buoni e del grasso di almeno trecento maiali”. Una approfondita analisi intorno al suo autore e ai casi da cui trasse ispirazione, alla simbologia legata ai grandi mostri degli abissi ai rimandi biblici e filosofici.

Si tratta insomma di un libro di cui si consiglia la lettura a tutti quanti intendono avvicinarsi alla principale opera di Melville ma anche a quanti intendono respirare l’aria di quegli anni, quando gli esseri umani iniziarono a rompere per davvero le catene loro poste dall’ordina naturale e iniziarono a dare vita a una nuova era di cui sono i dominatori, l’antropocene, senza per affondare negli abissi marini o essere condannati all’inferno.

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