Specchio delle mie brame. Pregi e difetti del narcisismo

di Simon Blackburn

Libro complesso, intelligente, colto e irriverente, spesso liberatorio e divertente. In alcuni passaggi addirittura illuminante. Scritto con spirito illuministico alla Voltaire e sotto il nume tutelare di Hume, si pone l’obiettivo di rivalutare una serie di sentimenti contro cui per secoli i moralisti di ogni risma hanno gettato invettive e additato come causa di perdizione.

Questi sentimenti sono l’orgoglio, che la tradizione cristiana bolla come radix omium malorum, l’autostima, la vanità e un pizzico di narcisismo. La bravura dell’autore, a cui si addice il verso di Terenzio (Homo sum, humani nihil a me alienum puto), è di dimostrare, ricorrendo a più strumenti, dalla pubblicità della L’ Oreal a Rousseau, come quelli sono sentimenti funzionali al vivere bene in una società aperta, dove a dominare è una tradizione diversa rispetto a quella di stampo collettivistico nella quale siamo vissuti fino all’altro ieri. D’altro canto, l’autore, ed è qui (ma non solo) che abbonda la quantità di riflessioni innovative, è straordinario nell’individuare i meccanismi sociali su cui si reggevano le società tradizionali, primo fra tutti il dogma posto su questioni apertamente irrazionali.

In questo senso, il dogma non è un atto di fede che si chiede al credente in nome di un ordine ultraterreno, ma un atto di sottomissione alle autorità politico-religiose che quell’atto hanno imposto. Credere come atto di fede non in un ordine cosmico, ma in un ordine di potere. In questa prospettiva il dogma serve a creare una comunità, con una sua identità distinta dalla altre, guidata da un certo ordine gerarchico. In questo senso la religione non ha a che fare con un Dio, ma è cosa umana, costruzione sociale al fine di creare una comunità, anzi la comunità, perfetta: extra Ecclesiam nulla salus. Nessuno vorrebbe entrare in un club nel quale agli iscritti sono garantiti gli stessi privilegi dei non iscritti. Non è fede, ma politica, anzi sociologia.

Ecco se proprio si volesse trovare un difetto a questo testo, che resta straordinario, è quello di non considerare nemmeno per un momento, pur citando abbondantemente Durkheim, che quello di cui l’autore parla è una analisi sociologia e che le differenze di sentimenti di cui di parla (obbedienza, modestia, abnegazione contro orgoglio, vanità, autostima) non sono altro che diversi ideali di vita per diversi tipi di società. Nella società tradizionale il cittadino modello è quello che accetta senza fiatare la sacra tradizione; mentre in una società aperta vige la tradizione dell’anti-tradizione.

Il che significa anche che i diversi set di sentimenti servono all’individuo, sono cioè sani da un punto di vista sociologico, se sono in linea con i modi di pensare, sentire e agire che vigono nel gruppo sociale in cui egli vive, se cioè, per dirla con Ortega y Gasset, sono modellati secondo le voci delle gente in mezzo alla quale si trascorre l’esistenza. Che cos’è, infatti, la voce della coscienza (la morale) se non la voce della gente che si introietta attraverso la voce materna?

Relativismo? È probabile, ma non tutti hanno la forza di fare i pacifisti a Sparta o i liberali con Stalin.


Traduttore: Alberto Cristofori

Editore: Carbonio Editore

Collana: Zolle

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 5 settembre 2019

Pagine: 198 p., Brossura

EAN: 9788899970314

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