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Il corpo dell’Antropocene. Come il mondo che abbiamo creato ci sta cambiando

di Vybarr Cregan-Reid

Traduttore: Allegra Panini
Editore: Codice
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 19 febbraio 2020
Pagine: XXXIV-380 p., Brossura
EAN: 9788875788643

Qual è la relazione che intercorre tra anima e corpo? Nel Cratilo Platone scrive: “dicono alcuni che il corpo è sema (tomba) dell’anima, quasi che ella vi sia sepolta durante la vita presente” e più oltre “l’anima paga la pena delle colpe che deve pagare e perciò ha intorno a sè, affinché la custodisca, questa cintura corporea a immagine di una prigione. Mentre nel Fedro specifica che “quando un’anima perde le ali, essa precipita fino a che non s’appiglia a qualcosa di solido, dove si accasa, e assume un corpo di terra che sembra si muova da solo, per merito della potenza dell’anima. Questa composita struttura d’anima e di corpo fu chiamata essere vivente, e poi definita mortale”.

Il corpo dunque è la tomba dell’anima e, per certe versi, è anche ciò che la rende mortale.

Che c’entra Platone con il corpo dell’Antropocene? C’entra, perchè (e prenderne atto è abbastanza sconcertante) noi viviamo all’interno di un corpo che è più vecchio di noi di migliaia di anni e, proprio per questo, non si muove in sincrono con la società che la nostra intelligenza (la nostra anima), individuale e collettiva, ha creato ad una velocità così strabiliante da non consentire al nostro corpo di adattarsi.

Per dirla diversamente, il nostro corpo è uno strumento perfetto per vivere come dei raccoglitori e cacciatori, e non nel mondo dei prodigi della tecnica che abbiamo creato. Il motivo è semplice. Per usare uno dei tanti chiarissimi esempi di questo libro, si consideri che per il 99,5% della storia degli esseri umani, il nostro corpo è servito per fare una serie ben precisa di cosa quali il camminare molto, mangiare poco, essere sottoposti a una dose moderata di stress, vivere in compagnia degli altri chiacchierando (non è un caso che i social hanno avuto un tale successo). Tutte cose che ora non facciamo più.

Scrive Angus Deaton: “Era un modo di vivere che assomiglia notevolmente a quello che il mio medico mi raccomanda ogni volta al termine della consueta visita di controllo: aumentare l’attività fisica, consumare meno grassi animali e più frutta e verdura, senza dimenticare le fibre, e trascorrere meno ore in solitudine davanti a uno schermo e più tempo a divertirsi con gli amici”.

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Scrive ancora l’ex premio Nobel per l’Economia: “È alla vita di caccia e raccolta che dobbiamo molte delle nostre caratteristiche, se non altro per il numero straordinario di anni che il genere umano ha trascorso in questa condizione. Gli esseri umani si sono evoluti per diventare cacciatori-raccoglitori; il nostro corpo e il nostro cervello hanno preso la forma che hanno per riuscire in quel tipo di vita; di fatto viviamo in circostanza diverse – per esempio coltivando la terra o risiedendo in città – soltanto da poche migliaia di anni. Saperne di più sulle condizioni per le quali il nostro corpo è stato progettato può davvero esserci d’aiuto per capire la nostra salute oggi”.

Ecco questo è uno dei punti fondamentali di questo libro, di fatto una grossa fetta dei mali che colpiscono l’umanità oggi sono dovuti a questa dissonanza tra il nostro corpo e il mondo in cui viviamo: sono le mismatch disease. Abituati a inseguire per giorni le prede per prenderle per sfinimento (la nostra grande arma), siamo diventati ora un tutt’uno con le sedie sui cui in pratica viviamo, abituati a vivere a contatto con la luce solare e per gran parte del tempo senza un tetto sulla testa, viviamo ora praticamente di luce artificiale, con tutte le conseguenza che ne derivano.

Poter vivere in salute, dunque, significa anche fare in modo che la dissonanza tra il nostro corpo e la nostra società si riduca il più possibile, il che dovrebbe essere un obiettivo prioritario nel plasmare la nuova società digitale nella quale stiamo entrando. Ridurre quella dissonanza non può infatti essere considerato un problema che i singoli individui, liberandosi dei propri vizi, possono risolvere. È infatti un problema pubblico che solo una profonda riflessione e, verrebbe da dire con Popper, una attenta opera di ingegneria sociale possono risolvere. Il motivo è semplice: il tempo libero, il mangiar sano, la possibilità di fare una vita attiva e all’aria aperta rischiano di trasformarsi in un lusso che solo pochi si possono permettere, mentre tutti gli altri restano intrappolati all’interno della società innaturale che abbiamo costruito.

Serve dunque un cambio di prospettiva: i mali che ci affliggono non sono il risultato di vizi privati (pigrizia, ingordigia etc), ma di vizi pubblici, vale a dire il modo in cui abbiamo costruito il mondo nel quale viviamo. L’augurio è che questo testo possa essere l’innesco di questo cambiamento che consentirebbe, anche con grazie alle innovazioni tecnologiche, di vivere a tutti una vita migliore .

Ecco questo libro è la storia del conflitto che attraversa la vita di ciascuno di noi, tra il mondo strabiliante che la nostra mente ha creato e il nostro corpo, un fossile, sopravvissuto a un’era scomparsa, che ci imprigiona: il corpo (soma) che ritorna ad essere la tomba (sema) che ci imprigiona.