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Che cos’è il potere?

di Byung-Chul Han
Nottetempo 2019

Dispiace doverlo dire, ma questo libro è una delusione. Il recensore ci si è avvicinato con grande interesse vista l’importanza del tema, e cioè l’indagine intorno al concetto di potere, ma nel testo di interessante vi è poco, molto poco, mentre abbonda tanta confusione, nella sostanza, per l’assenza di concetti fondamentali, e nello stile, che si perde in uno psicologismo del tutto fuori luogo.

Per entrare nel merito: sono tre i concetti fondamentali che l’autore non usa e che se usati avrebbero giovato grandemente nel ragionamento intorno al concetto di potere. Il primo è il potere che la società esercita sugli individui, vale a dire i modi di pensare, sentire e agire esterni all’individuo, dotati di un potere di coercizione in virtù del quale gli si impongono: sono i fatti sociali di Émile Durkheim (Il suicidio – L’Educazione morale). Stiamo parlando del potere impersonale della gente, per usare le espressione chiarissima di Ortega y Gassett (L’uomo e la gente). Byung-Chul Han parla invece di un imprecisato “potere del si

L’autore, inoltre, sembra ignorare del tutto l’esistenza del concetto di soft power su cui Joseph Nye ha tanto insistito, distinto dall’hard power (Leadership e potere). Quest’ultimo consiste sostanzialmente nella coercizione e nel fare in modo che qualcuno faccia qualcosa contro la propria volontà. Mentre il soft power consiste essenzialmente nell’autorevolezza, il che vuol dire fare in modo che gli altri seguano spontaneamente le indicazioni di chi quell’autorevolezza possiede. Per pagine e pagine, l’autore dà la sensazione di girarci intorno (accenna in qualche passaggio confusamente al concetto di influenza), ma non afferra mai il concetto in maniera salta e l’analisi ne risulta confusa.

Il concetto di soft power e di autorevolezza è legato poi a filo doppio a un altro concetto che l’autore ignora del tutto, vale a dire la distinzione tra potere legittimo e potere illegittimo, su cui Guglielmo Ferrero ha scritto pagine fondamentali (Potere. I geni invisibili della città).

Il potere legittimo è un potere autorevole e che pertanto può governare persuadendo le persone, che agiranno adeguandosi di loro spontanea volontà, senza costrizioni imposte da chi detiene quel potere.

Al contrario il potere illegittimo non può che cercare di governare con la coercizione, imponendo con la forza la propria volontà, dato che nessun riconosce a quel potere il diritto di chiedere alcunché. Non ci si lasci ingannare però, questo tipo di potere, per quanto possa apparire possente e feroce, è in realtà il più debole dei due. Perché ha paura e fa paura. Ha paura perché sa di essere illegittimo e teme sempre che trame, congiure, pugnali e veleno possano attaccarlo, per questo vive isolato e agisce riservatamente. Ma per governare è costretto a far paura, il che aumenta la possibilità di trame, congiure e assalti, in che crea un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Ed è fragile poi anche per un altro motivo, perché dimentica quello che Talleyrand disse a Napoleone: “Maestà, con le baionette si possono fare molte cose, tranne sedercisi sopra”.