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L’anti parlamentarismo e il referendum costituzionale

di Nunziante Mastrolia

La vera ragione per la quale il Movimento Cinque Stelle vuole ridurre il numero dei parlamentari è che loro sono contro il Parlamento e quindi anti democratici. 

È una questione legata alla riduzione dei costi della politica, dite? Questa argomentazione è un grimaldello, un Parlamento con meno parlamentari costa meno, ma un Parlamento senza nessun parlamentare costa ancora meno. Quindi se è una questione di costi, meglio chiuderlo (ragiono per assurdo, sia chiaro). Non è una questione di costi, è una questione di democrazia.

Dunque, i Cinque Stelle sono anti-parlamentari e quindi anti-democratici. Una forza politica liberticida e illiberale. Esagero? Vediamo. 

Allora, chi è il loro nume tutelare? Ce l’hanno tatuato addosso ed è Rousseau. E che dice Rousseau? Dice che a governare deve essere la volontà popolare (lui parla, furbescamente, di volontà generale, così il concetto lo puoi manipolare come meglio ti piace). Solo che la volontà generale, che tutto può (anche decidere di mettere a morte le minoranze) non può essere delegata nè frazionata. È tutto il popolo insieme che deve governare. Bella cosa, vero?

Se non fosse che è materialmente impossibile, tanto che nemmeno nella sua Ginevra sono mai stati a sentirlo. Allora che si fa?

Tutti coloro che hanno rifiutato il regime parlamentare, e sono tanti (anti parlamentari erano Lenin, Hitler e Mussolini), visto che non posso far governare tutto il popolo, nè possono imporre apertamente un governo smaccatamente anti democratico, son dovuti ricorrere a un trucchetto. Devono dire che qualcuno è più popolo di un altro e che per questo solo quel qualcuno può rappresentare a pieno gli interessi di tutto il popolo. 

Per i nazisti erano gli ariani o il Volk millenario, per i comunisti il proletariato (guarda caso definito anche la “classe generale”, in quanto , scrive Massimo L. Salvadori “ha il compito di cambiare dalle fondamenta e irreversibilmente l’intera organizzazione dei rapporti tra gli individui e le classi sociali”); per i fascisti, gli iscritti al partito. E per i grillini? Semplice, chi li vota. 

Gli altri per definizione sono corrotti e collusi con chi ha governato il paese sinora, e pertanto sono infetti. Del resto che volevano dire quando dichiaravano di voler aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? Che in quell’emiciclo si nascondeva tutto il marcio del paese e solo con il loro ingresso si sarebbe purificato.

Pertanto, solo loro, in quanto incorrotti e incorruttibili, possono rappresentare a pieno gli interessi del popolo. Non servono dunque le istituzioni repubblicane, nè lo stato di diritto che limitano il potere di chi governa, nè serve la democrazia liberale che tutela anche le minoranze. 

Che senso ha dare voce alle minoranze se sono corrotte? E che senso ha imbrigliare il potere di chi per definizione può fare solo il bene? Meglio, per il bene di tutti, dargli il potere assoluto e silenziare tutti gli altri.

Dunque, i grillini sono anti-democratici e illiberali e il migliore scenario possibile sarebbe per loro quello in cui hanno tutto il potere. Del resto lo hanno detto in più di una occasione.

Qui si innesta un fatto particolare. Zingaretti e Bersani vanno sostenendo che la sinistra ha sempre voluto la riduzione del numero dei parlamentari. Precisiamo. Quale sinistra? Quella comunista, a quanto mi risulta. 

La cosa non deve stupire, perché anche la matrice culturale del PCI affonda le sue radici in Rousseau, anche loro erano (e, come pare, continuano ad essere) anti parlamentari. È il partito, avanguardia del proletariato, vale a dire il benefattore dell’intera umanità che conta, non il Parlamento. Conta la politica, dunque, non le istituzioni.

“Ma come?”, dirà qualcuno, “Il PCI di Togliatti ha difeso strenuamente il Parlamento”. Certo, ma era puro tatticismo, visto che quella era la trincea più avanzata nella quale potevano arrivare in una liberal-democrazia occidentale era meglio difenderla quella trincea e temporeggiare (democrazia progressiva). Prima o poi la vecchia talpa sarebbe riemersa dopo aver a lungo scavato e tutto sarebbe cambiato. Certo poi Berlinguer tira fuori la questione morale (tutti corrotti, tranne il PCI) e il vecchio anti parlamentarismo, o grillismo ante litteram, viene fuori. Gli scappa.

Dunque, Zingaretti e Bersani sostengono il taglio dei parlamentari perché vengono dalla stessa tradizione politica dei grillini e come il cane di Pavlov hanno un riflesso condizionato (è l’imprinting che li ha fregati): appena sentono che possono indebolire il Parlamento gli viene l’acquolina in bocca.

E qui c’è un aspetto che è la prova (l’ennesima) della sconcertante miopia politica della sinistra.

Zingaretti e Bersani per sostenere il taglio dei parlamentari voluto dai grillini dicono che quella è una riforma che i loro partiti perseguono da quarant’anni e cercano così di intestarsela.

Solo che non si rendono conto del disastro che fanno. In un sol colpo ammettono che per quarant’anni non sono stati in grado di fare quella riforma che il M5S ha fatto nel giro in un paio di anni (perché in quanto forza anti parlamentare, quello è il loro core business). Così facendo si pongono da soli in una posizione ancillare rispetto al M5S, si auto nominano cavalier serventi. Volevano fare gli ufficiali della truppa grillina, e si ritrovano giustamente degradati a soldati semplici e di corvè a tempo pieno.