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“Di più con meno” di Andrew McAfee

Libro fondamentale da leggere assolutamente, che procede in direzione ostinata e contraria rispetto alla vulgata imperante fatta del manicheismo e millenarismo di quanti ogni giorno predicano la perdizione dei tempi moderni.

Se Bergoglio ogni giorno pontifica denunciando lo sfruttamento eccessivo di una terra “spremuta come una arancia” (senza del resto portare uno straccio di prova a sostegno delle proprie affermazioni); se schiere di salmodianti predicatori ogni giorno predicano con assoluta certezza l’incompatibilità tra capitalismo ed economia di mercato da una parte e la salute, anzi la salvezza del pianeta dall’altra, questo libro prova, numeri alla mano, che è proprio il capitalismo e la sua evoluzione in forma digitale, mosso dalla ricerca scientifica e dall’innovazione tecnologica, che sta compiendo il miracolo di consentire a un numero crescente di persone di vivere di gran lunga meglio rispetto al passato con meno: con meno risorse, meno sprechi e meno emissioni. “Questo libro – scrive MacAfee – mostra che abbiamo iniziato a ottenere di più con meno e racconta come abbiamo raggiunto questo traguardo fondamentale. L’aspetto più strano di tutta la storia è che non abbiamo apportato chissà quanti cambiamenti radicali alla rotta per rimuovere il trade-off tra prosperità del genere umano e salute del pianeta. Semplicemente, siamo diventati molto più bravi a fare le cose che già facevamo. In particolare, abbiamo migliorato la nostra capacità di combinare il progresso tecnologico con il capitalismo, per soddisfare i nostri bisogni e le nostre aspirazioni”. 

Capitalismo e tecnologica, dunque, ma ci sono anche altri due aspetti che stanno consentendo di conciliare il crescente sviluppo economico, il crescente progresso sociale e una popolazione in costante aumento, con la tutela dell’ambiente e cioè una opinione pubblica informata e dei governi reattivi. Due elementi che sono propri soltanto delle liberal-democrazie. Questo vuol dire che la formula per garantire al numero più alto possibile di individui libertà e prosperità (termine quest’ultimo che andrebbe sostituito al vecchio concetto di giustizia sociale, che ha troppo un carattere rivendicativo proprio di chi ha subito un torto e ne chiede la riparazione), la formula vincente, si diceva, è quella che combina capitalismo e liberal-democrazia. Qualcuno avverta i cinesi e quanti sono alla ricerca di una terza via in grado di combinare autoritarismo ed economia di mercato: la terza via non esiste.

Conviene ritornare su un punto. McAfee insiste che è il capitalismo che fa saltare la spietata logica malthusiana: quando la popolazione cresce troppo e le risorse non sono sufficienti, carestie e pestilenze si prendono la briga di ridurre il numero della bocche da sfamare. La tecnologia e il suo utilizzo capitalistico per la produzione e la distribuzione delle risorse risolvono questa equazione e stanno producendo un cambiamento epocale: dall’economia della scarsità all’economia dell’abbondanza, senza distruggere il pianeta, il che accresce le possibilità che siano sempre meno in futuro quanti muoiono a causa di carestie o epidemie dovute alla scarsità di risorse.

Questo è un aspetto che i nuovi millenaristi sembrano non considerare: troppo impegnati ad urlare di invertire la rotta prima che sia troppo tardi non si rendono conto che tornare indietro ha una conseguenza ben precisa. Se non vuoi il capitalismo, allora non avrai abbondanza di risorse, il che significa che ci sarà un eccesso di popolazione rispetto a risorse scarse. Ora, se c’è un eccesso di popolazione e non esiste la possibilità di aumentare la risorse, la conseguenza è una sola: la riduzione della popolazione a livello mondiale. Un obiettivo per raggiungere il quale ci sono due modi soltanto. Uno naturale (le pestilenze e carestie di cui sopra); uno artificiale, il controllo forzato delle nascita. Ma quest’ultima via non è meno violenta della prima, visto che implica un atto di coercizione sui cittadini, contrario a qualsiasi diritto e aspirazione umana; implica una rete di sorveglianza che viola qualsiasi diritto alla privacy, per impedire che i trasgressori la facciano franca; e infine implica un braccio secolare che ripari il danno se qualcuno la fa franca: e cioè gli aborti forzati e sterilizzazioni di massa. Fantascienza? No, affatto. Solo qualche cenno superficiale alla politica di contenimento delle nascite attuata in Cina per oltre quarant’anni, meglio nota come politica del figlio unico.

Dunque, la lotta al capitalismo, vecchio mantra di tutti i nemici della società aperta e nostalgici della società tradizionale (se si scava un pò sotto le diverse patine ideologiche di tutti i nemici della società aperta, da Marx a Hitler, si trova un nostalgico frustrato della società tradizionale), che oggi assume spesso il volto della decrescita felice o dell’ambientalismo ideologico, implica la necessità di un riequilibrio dei due fattori dell’equazione malthusiana: o la popolazione o le risorse. E se il capitalismo ha aumentato le risorse disponibili (grazie alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologia) al crescere della popolazione; i nuovi millenaristi devono ridurre la popolazione se non vogliono uccidere madre natura. Il che ci metterebbe su una strada che procede in direzione opposta alla società aperta e che ci condurrebbe diritti tra le fauci del totalitarismo.

Per dirla diversamente, se Bergoglio lancia anatemi contro l’economia moderna e chiede di salvare il creato dallo sfruttamento economico, allora di fatto sta chiedendo una riduzione, o quanto meno un controllo delle nascite. Il che non solo è un messaggio contrario ai principio sui cui tutte le liberal-democrazia si fondano, ma è anche un messaggio in totale contrasto rispetto a quanto la Chiesa ha fatto sinora, schierandosi sempre a favore della vita e imperniando (giustamente) la propria predicazione sul concetto di umanesimo (Dio che si fa uomo; l’uomo centro del creato; l’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio). Delle due l’una: o la Chiesa accetta la modernità, che è il frutto di quell’uomo fatto a immagine e somiglianza di dio (umanesimo cristiano), e con essa la scienza e il capitalismo; o rifiuta la modernità con tutte le conseguenze che questo comporta, la prima delle quali è una riduzione, comunque violenza, della popolazione a livello globale.

È il concetto di umanesimo (sia nella sua accezione laica che cristiana) che apre una via alternativa all’ambientalismo millenarista tanto in voga oggi. Per dirla con Jiulian Simon, del resto abbondantemente citato nel testo, ogni bambino viene al mondo sì con una bocca da sfamare, ma anche con una mente creativa, che è lo strumento più potente che abbiamo per risolvere i problemi della convivenza umana, cosa che noi esseri umani sappiamo fare benissimo, come gli ultimi cinquantamila anni di evoluzione abbondantemente dimostrano.