“Saint-Just. La vertigine della rivoluzione” di Stenio Solinas

di Federico Smidile

Questo è il libro che mi ha fatto sbagliare autobus. Un libro Flamboyant come il personaggio e la Rivoluzione. Solinas ha il merito di raccontare bene, appassionare, far entrare nella storia, quasi mostrare il giovane “Angelo della Morte”, lo “sposo della Rivoluzione” dal vivo, ed in morte, in quel silenzio di ghiaccio che dal momento in cui la Convenzione gli strappa la parola, Saint Just mantiene sino alla morte, quasi fosse morto in quel momento, al mattino del 9 termidoro anno II e non il giorno dopo quando la sua testa cadrà con Robespierre e gli altri “terroristi”.

Detto questo vi sono molti punti discutibili, una certa fretta, una confusione tra anni, nomi (nel 1794 c’è la Convenzione, non la Costituente, Per dio!), giudizi sin troppo tranchant, come quello su Danton, o anche la non comprensione di Robespierre. Ma Solinas, giornalista e non storico, ha il merito di parlare di Saint Just, che, appunto, smette di parlare il 9 termidoro. Ha il merito di riprendere le leggende e di modificarle, ma non cercando di farle scomparire, essendo ormai parte di Saint Just. La sua bellezza, quasi femminea, quasi da Libertine, la sua freddezza unita ad una passione quasi erotica per la Rivoluzione, il suo senso pratico mai prosaico, vengono raccontati con vivacità, così come i suoi amori giovanili.

Già giovanili. Saint Just arriva a Parigi a 25 anni, più giovane deputato di Francia, entra presto nel Comitato di Salute Pubblico, allievo e maestro di Robespierre, e muore due anni dopo a 27 anni, travolto dall’inferno che si è scatenato dal 1792 in avanti. Un orgoglio immenso, napoleonico potremmo dire, un fascino infinito, un coraggio irresponsabile, eppure un rigore istituzionale superiore a quello di tutti i colleghi. Questo ci dice Solinas, che forse esagera, innamorato di Saint Just, oltre che del micidiale Drieu della Rochelle, scrittore fascista e razzista che, però, immagine Saint Just meglio di tanti storici, e lo avvicina, in maniera non storica ma letteraria a Charlotte Corday, facendone un alter ego del giovane terrorista.

Insomma, un libero che merita molte critiche ma anche di far sbagliare autobus per finire un capitolo. Meno di 160 pagine non rigorossime storicamente parlando ma meritevoli.

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