“La bellezza ci apre al mistero di Dio. Arte cristiana e annuncio del Vangelo” di Carlo Prezzolini

di Altero Frigerio

Le opere sacre, i dipinti quanto le chiese, le sculture quanto gli affreschi di questa o quella cattedrale non sono mai fredde e mute ma parlano, insegnano, accolgono. Servono per ricordare ma soprattutto per conoscere e vivere il presente. Per i credenti, esse sono in primis un atto di fede e un passo essenziale nell’annuncio del Vangelo. Da qui, dallo stesso titolo del bel libro appena dato alle stampa da Don Carlo Prezzolini “La bellezza ci apre al mistero di Dio” (edizioni If Press, 2021) si snoda una preziosa opera di conoscenza e illustrazione di tanti momenti e testimonianze del fertile incontro tra il Sacro e l’arte cristiana. 

Don Carlo, prete laico come lui stesso ama definirsi, ci accompagna nell’approfondimento di questo principio non solo analizzando lo specifico storico-artistico ma lo coniuga con approfondimenti iconografici e teologici, utilizzando le Sacre scritture quanto le agiografie dei Santi e le tradizioni popolari. Il percorso di questo libro ci accompagna così alla scoperta di tante bellezze realizzate dall’uomo per esprimere la grande bellezza del Creato e avventurarci del grande mistero di Dio: la sua Incarnazione, la vita, morte e resurrezione del Cristo.

Come nota il direttore dell’Opera del Duomo di Firenze Mons. Timoty Verdon nella sua presentazione, le opere sacre sanno parlare come dicevamo all’inizio, ma attraverso i testi di Don Carlo esse fanno vedere, fanno toccare, fanno entrare fisicamente nel Sacro. E ci connettono come si dice oggi alle loro origini, ai loro autori, ai committenti, evidenziandone i caratteri e i valori più prettamente estetici, figurativi e creativi. 

Si spazia così senza indulgenze accademiche dalle note sulle basiliche cristiane e la loro simbologia alle considerazioni sul Crocefisso romanico dell’Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata (oggetto di tanti studi e tante pubblicazioni dello stesso don Carlo), passando per i dipinti del Caravaggio che con le storie di San Matteo o con l’Incredulità di San Tommaso rompe con il manierismo e apre una strada tutta nuova nell’arte figurativa. O, per citare una scoperta almeno per chi scrive, le pagine dedicate alle tele del Buon Samaritano, Il Venerdì Santo e Gli Apostoli opera di Paride Pascucci, poeta della Maremma e pittore a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e il ‘900. Animato da profonda spiritualità, così lo descrive don Carlo, fu sensibile e solidale alle lotte sociali e legò i temi religiosi alle tradizioni popolari partendo da una evidente ammirazione per i Macchiaioli. Un altro esempio di arte che si avvicina a quel Dio che come dicono i Vangeli citati da Don Carlo “ascolta i dolori, i problemi dell’uomo, lo consola e lo guida alla fonte della vita”.

Nella civiltà delle immagini, i beni culturali, come scrive tra l’altro don Carlo riprendendo alcune tesi di un documento della Conferenza episcopale italiana (Educare alla vita buona del Vangelo), possono essere un terreno fecondo per il dialogo con al cultura, con gli uomini e le donne dei nostri tempi. La testimonianza del Vangelo da parte di Don Carlo, amiatino doc e da sempre attivo nelle diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza e di Pitigliano-Sovana-Orbetello, si arricchisce così di un altro passaggio di cui come amici e fedeli lettori non possiamo che essergliene grati, facendo nostre le recenti parole di Papa Francesco indirizzate allo scrittore Maggiani: “Rinunciare alla bellezza è una ritirata, un’omissione di bene”. Specie se, come indica proprio Don Carlo con questo suo lavoro “ci apre al mistero di Dio”.

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