Un manifesto

Ho intitolato questo volume Stroncature per ragioni, soprattutto, commerciali perché quella parola attira più facilmente la malignità e curiosità degli uomini i quali, per il gusto di sentir strapazzare qualcuno, arrivano fino al punto di vincere l’infame avarizia e di spendere qualche lira per un libro. Di stroncature vere e proprie – e alcune riuscite abbastanza bene – ce ne sono, difatti, parecchie ma il volume contiene, anche, pagine amorose su amici morti e vivi e, finalmente, saggi informativi, presentazioni di uomini singolari stranieri. In me c’è l’uomo che odia e che ama – lo sdegno e l’entusiasmo sono, a mio parere, vie di scoperta e conoscenza più del giudizio pacato, savio e riflesso – e, infine, anche l’uomo curioso e che prova gusto a stuzzicare o soddisfare le curiosità degli altri. In nessuna di queste pagine c’è una vera imparzialità ma, volta a volta, il disprezzo, l’amicizia, la simpatia. Non dico che questi stati d’animo siano i migliori di tutti: dico soltanto che io sono fatto così“.

(dalle Vantazioni)

Così diceva Papini di sè, del suo progetto e in qualche modo del suo approccio ai libri ed alla lettura. Ma nelle sue celeberrime stroncature, vi è anche la percezione dell’abisso di senso e delle contraddizioni in cui la filosofia, la politica e la letteratura del suo tempo stavano sprofondando.

Il nostro MANIFESTO prende spunto da queste riflessioni riattualizzandole e si può esprimere nei seguenti punti:

Recensire è un’arte nobile, perché è una forma letteraria a sé stante. Si colloca a metà tra il saggio breve, il racconto e la poesia, perché è un viaggio di esplorazione nel proprio pensiero fatto a beneficio proprio e di altri.

La Recensione, come tale, richiede tempo e sforzo: perciò è profonda e dichiarata nemica delle marchette, dello starnazzare di certe fascette o dei panegirici da quarta di copertina, per non parlare dei contenuti assemblati a casaccio o scopiazzati qua e là in rete. Tutte queste cose non servono più al lettore, che nemmeno le legge, ma contribuiscono ad aumentare il caos ed il rumore di fondo di un mondo dove si stampa tanto, si sfoglia poco e si legge ancor meno.

La Recensione non valuta, apprezza. Collegandosi al suo etimo più profondo, significa “apprezzare di nuovo” il lavoro di un Autore, cercando di coglierne il pensiero, la solidità delle argomentazioni, la consistenza delle fonti, il piacere risposto nella scrittura, trasmettendo queste sensazioni al lettore.

La Recensione non interpreta, né rivela. Sarebbe pura presunzione. Semplicemente, oggettiva e palesa pregi e difetti di un’opera argomentando con solidità il suo pensiero.

La Recensione è la vitamina della lettura e il catalizzatore della curiosità del lettore: il lettore, per essere tale, deve essere curioso. La Recensione serve è scatenare tale curiosità, con ogni modo lecito, e vincerne la pigrizia, anche a costo di essere scomoda, anche a costo di polemizzare.

La Recensione non graffia la superficie, scava. È verità e autenticità senza condizionamenti

La Recensione è comprendere che nessun libro, come nessun uomo (e nessun Autore), è un’isola: è in altre parole, un modo per espandere e trasformare ogni libro in un ipertesto, mettendone in luce in un gioco di specchi le suggestioni e gli accostamenti, i riferimenti ed i parallelismi con altre opere antiche e moderne, azzardando e fantasticando sui semi che hanno fatto germogliare la passione e la curiosità dell’Autore

La Recensione è al servizio del lettore: deve essere chiara e comprensibile e deve sempre potersene fidare. Nel “bene”, se la trova consona e utile al suo gusto e alle sue inclinazioni; nel “male”, se la detesta e non si trova d’accordo con quel che vi è espresso, sapendo che potrà sempre fare, e proprio grazie a ciò anche con raddoppiata soddisfazione e supremo sberleffo verso il suo estensore, proprio l’opposto di ciò che suggerisce: andare comprarsi il libro stroncato.

La Recensione non è conservatrice: mette sempre in discussione con onestà intellettuale. Vorrebbe quindi, quando le opere lo meritano, che anche i lettori e soprattutto gli editori, lo fossero un po’ meno, gli uni leggendo e gli altri pubblicando non solo gli autori già affermati ma anche e soprattutto quelli che lo meritano.