STREGATI DALLA LUNA

DA NON PERDERE

“È un vero peccato che le nostre nuove generazioni siano nate nel momento sbagliato” dice Ray Bradbury alludendo a quella notte del 1969 quanto la Luna sotto il piede di Armstrong perse il suo alone divino ma conservò, anzi vide enormemente accresciuto, il suo status magico e simbolico.

Così come gli americani batterono in volata i russi nell’ultimo allungo, dopo un decennio di posizioni di retroguardia, così Andreatta e Ciardi hanno creduto bene anticipare la prevedibile concorrenza in questo anno che celebra i cinquanta anni da quella incredibile impresa.

C’è tutto in questo libro: il rigore scientifico, il ritmo incalzante tipico del miglior thriller, la capacità divulgativa al suo massimo, perché capace di distillare un ben visibile e amplissimo lavoro di ricerca.

Questo volume va soprattutto consigliato a chi non è minimamente interessato alla storia dell’esplorazione dello spazio o alla fantascienza, perché spiega assai meglio di tanti saggi filosofici, come nasce e si fa strada un’idea dalle profonde implicazioni sociologiche.

E così vediamo che l’idea del viaggio alla volta della Luna tiene a battesimo la nascita e lo sviluppo della moderna fantascienza, in una storia di padri nobili che il libro descrive assai bene, a cominciare da Poe per poi soffermarsi (e come altrimenti?) su Verne e proseguire con Bradbury e soprattutto con Clarke. Ma fino a qui sarebbe banale… il problema è che il libro dimostra in modo inequivocabile, che è la scienza ad essere debitrice alla fantascienza e non viceversa. Tutti i maggiori scienziati che fornirono i più determinanti contributi allo sviluppo della missilistica prima e della navigazione spaziale poi, nessuno escluso, furono lettori e scrittori di fantascienza. O consulenti e co-sceneggiatori della prima nascente e poi fiorente industria cinematografica, con vette quali quelle raggiunte da Méliès, Lang, Kubrik.

La Luna da metà ottocento non sta più solo in cielo, ma tormenta le notti degli scrittori, che si lambiccano il cervello per studiare i metodi più strani, ma scientificamente plausibili, per arrivarci. Verne “Presenta al mondo un grafico dei problemi da superare: un motore ad esplosione, l’accelerazione, metalli resistenti al calore, il modo per respirare, l’assenza di gravità”E poi, qualcuno, nei laboratori tedeschi, russi e inglesi, comincia a pensarci davvero… e da lì il fenomeno assume dimensioni prima sociologiche, poi, verrebbe da dire purtroppo, anche politiche.

Infatti le idee, si sa, come ebbe a scrivere Ciolkovskij, che insieme a Oberth e Von Braun costituisce la mitica triade dei padri della esplorazione spaziale, vengono prima di tutto: “All’inizio c’è necessariamente un’idea, una fantasia, una fiaba, e poi vengono i calcoli scientifici; alla fine l’esecuzione corona il pensiero… Più di chiunque altro, sono consapevole, del baratro che separa un’idea dalla sua realizzazione, perché per tutta la mia vita ho fatto non solo molti calcoli, ma ho anche lavorato con le mie mani. Ma ci dev’essere un’idea; l’esecuzione dev’essere preceduta da un’idea, i calcoli precisi dalla fantasia”.

Ma poi come dicevamo delle idee che fanno presa sull’immaginario collettivo si nutre la politica, talvolta corrompendole e facendole degenerare, e così accadde in Russia e in Germania. E fu proprio l’assistente di Oberth, Von Braun, a far volare le tristemente note V2 su Londra.

Però le idee alla fine hanno anche un’altra proprietà: sono sottili e inarrestabili, proprio come l’acqua che si insinua anche tra i muri più corazzati. Ed ecco allora che è l’elemento umano della sfida e della conquista che, finita la guerra (e la grigia parentesi delle manovre che portarono americani e sovietici a dividersi le spoglie della missilistica nazista), trionfa e conquista le menti più brillanti di tutto il mondo.

Il libro ci guida negli anni quaranta e cinquanta, quando l’utopia di esplorare la Luna diventa prima un se, poi un forse e infine un quando.

Di nuovo la politica si riappropria della scena, arrivare per primi sulla Luna è un punto d’onore e di prestigio per USA e URSS, ma ormai non c’è più niente da fare: quella utopica idea è ormai patrimonio dell’immaginario di tutti e d è sinonimo di pace e umanità, non più di violenza. In fondo anche la sfida tra le due superpotenze può essere letta in questa positiva chiave, di crescita scientifica, tecnica ed economica. E in effetti qui il libro ci fornisce il suo meglio, con una serie di curiosità e insoliti dettagli che mettono in luce le relazioni umane e di stima professionale tra gli scienziati dei due blocchi che perduravano nonostante tutto se è vero che l’equipaggio dell’Apollo 8 depositerà sul suolo lunare una medagli appartenuta a Vladimir Komarov e un’altra affidatagli dalla famiglia di Jurij Gagarin, morto solo qualche mese prima.  Non lo sapevo, e sono questi innumerevoli piccoli dettagli di cui il volume è costellato che rendono un libro degno di questo nome.

Ma le idee possono anche conoscere alti e bassi, o a volte entrare nel dimenticatoio. E così, mentre in questi ultimi mesi assistiamo alle imprese cinesi e al revival dell’interesse americano per il nostro satellite, il libro descrive il progressivo disinteresse dell’opinione pubblica degli anni settanta per le missioni lunari, che di lì a poco in effetti si interrompono.

E i giganteschi passi fatti in settant’anni, sembrano diventare incredibilmente relativi, se uno sconsolato Von Braun, ormai ritiratosi suo malgrado dai programmi spaziali, poteva dichiarare a Tito Stagno: “Vuoi scommettere? Tra un po’ qualcuno per guadagnarsi il suo minuto di notorietà in televisione metterà in dubbio tutto quello che abbiamo fatto. Magari la stessa conquista della Luna. Ci paragoneranno tutti a Orson Welles, che con un paio di effetti ben studiati e un manipolo di attorucoli della radio fece credere all’ America che fossero arrivati i marziani”.

Davvero profetico e anticipatorio del comportamento di molti cyber-idioti dei nostri tempi.

Un unico appunto: prima di Poe e di Verne non avere citato The Man in the Moone scritto attorno al 1620 da vescovo Francis Godwin. Citando espressamente le teorie di Copernico, egli è a tutti gli effetti il primo scrittore di fantascienza della storia, battendo gli altri di ben due secoli. Il suo protagonista, Gonsales, arriva sulla Luna dopo dodici giorni grazie ad una macchina volante che sfrutta il volo del gansa, degli strani uccelli molto simili ai cigni selvatici. Chissà perché, la critica ne parla sempre pochissimo, come le storie della letteratura fantascientifica. Ma sarà forse perché Gonsales, esattamente come accade ai sognatori, da quel viaggio non è ancora davvero tornato.


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