La sinfonia del vivente


sconsigliato


Autore: Joël de Rosnay; editore: Neri Pozza; pagine: 203

Il gioco del se fosse è molto appassionante e ideale nei lunghi pomeriggi estivi. A quanto pare a volte è praticato anche dai saggisti.

Questo libro ci rientra pienamente. In negativo.

Se fosse un libro di ricette, ci risparmierebbe pillole o titoli di inedita saggezza quali ”ridurre le calorie migliora la speranza di vita” o “gli effetti benefici dell’olio di oliva sulle arterie” degni dei migliori rotocalchi estivi (ma in questi ultimi generalmente più approfonditi).

Se fosse un libro di sociologia, non lascerebbe perplessi bollando come “geometriche (?)” e irrimediabilmente condannate all’estinzione le strutture fondanti delle democrazie occidentali dove “ il potere è esercitato da un piccolo numero di decisori situati al vertice della piramide per effetto di elezioni, cooptazione o successione” equiparando de facto i meccanismi elettorali a quelli dinastico-assolutistici e ignorando platealmente il fallimentare esito che le tanto auspicate categorie della democrazia diretta e dell’”uno vale uno” stanno avendo in tutta Europa.

Se fosse un libro di economia e di management, ci sarebbe da pretendere un maggiore approfondimento prima di argomentare seriamente che il consolidato ma un po’ vetusto modello cooperativo sarebbe, di per sé, “la garanzia di una società più armoniosa, responsabile ed etica” e che tale modello, come quello in genere di stampo solidaristico e mutualistico sia essenzialmente  “DNA francese” visto che, lo diciamo sommessamente, anche in Italia e  in altri Paesi sul tema qualcosa da dire storicamente ci sarebbe eccome. Stessa esigenza si proverebbe per le categorie della distruption o, con pessimo e cacofonico anglicismo “disruptare” già ben note e studiate da tempo e solo pindaricamente collegabili all’epigenetica.

Se fosse un manifesto, dovrebbe dichiararlo fin dall’inizio.

Ma si tratta di un saggio sull’epigenetica, ovvero in ultima analisi sugli interessantissimi e complessi studi che negli ultimi anni hanno chiaramente dimostrato che il programma contenuto nel DNA può essere espresso, inibito o modulato dal comportamento degli esseri viventi. Tutti noi infatti, attraverso i nostri comportamenti quotidiani e le interazioni con l’ambiente nel quale viviamo disponiamo in qualche modo del nostro genoma e possiamo interagire con esso e alterarne le funzioni.

Di fronte ad un argomento così complicato però il libro perde presto il filo dell’argomentazione dando l’impressione di disporre o giustapporre temi ad effetto. Temi certamente orecchiabili e orecchiati da qualunque lettore che si sia avvicinato a un quotidiano o a un notiziario negli ultimi anni, ma non molto di più. Sembra che in qualche modo si voglia dire troppo di troppe cose. Non è che manchino competenza e conoscenze ma oggettivamente si passa in poche pagine dall’alimentazione alla democrazia, dallo sport alla blockchain, per poi disquisire sull’esistenza di un non molto chiaro (o fondamentale) “DNA di internet”. 

Certe considerazioni possono risultare anche suggestive ma in generale è la chiarezza che manca, di fronte a concettualizzazioni originali e però di ardua lettura quali “ propongo l’idea che l’epimemetica rappresenti la modulazione dell’espressione  dei memi del DNA sociale grazie al comportamento degli individui interconnessi nel sistema sociale”.

Ora, è vero che spesso le espressioni ottimistiche prestano assai più il fianco a critiche a volte anche ingiuste e gratuite rispetto ai saggi apocalittici e iper-pessimisti, che ci sembrano, chissà perché, a prima vista sempre più realistici e concreti (il pessimismo va di moda mentre sarebbe molto meglio il contrario) ma in generale certe sezioni del libro somigliano più ad un atto di fede nell’umanità futura che all’esposizione argomentativa di una teoria. Non c’è niente di male in questo, lo ripetiamo, ma sembra davvero che si tiri il concetto dell’epigenetica un po’ troppo per i capelli, che lo si trascini in campi non propri. In questo ambito rientrano le pagine che descrivono piuttosto semplicisticamente una ipotetica funzione redentrice e salvifica di tutti noi ad opera dei Millenials attraverso la Rete (quando è palese che non esiste, anche per nostra colpa, una generazione più confusa e priva di punti di riferimento di quest’ultima), oppure quelle in cui si chiosa dicendo che “la condivisione delle risorse, la solidarietà, la salute equilibrata, il “buon invecchiamento” e l’armonizzazione dei tempi nel rispetto delle differenze costituiranno la partitura di una grande orchestra per l‘esecuzione della sinfonia del vivente”.

Complessivamente insomma un libro che meritava una trattazione più approfondita o in alternativa una maggiore focalizzazione sui temi più rilevanti.

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