A lume di naso


consigliato


curatori: Vincenzo Bochicchio, Marco Mazzeo, Giuseppe Squillace; editore: Quodlibet; pagine: 186.

I buoni libri nascono spesso da felici intuizioni e anche da una buona dose di coraggio.

L’intuizione (e il coraggio) di questo libro è quella di parlare con chiarezza di intenti e ampiezza di riferimenti culturali di un vero paradosso sensoriale: l’olfatto. Un senso spesso bistrattato, altrettanto spesso incompreso, eppure di capitale importanza per capire le strutture storiche, sociali e culturali in cui si dipana la nostra esistenza.

Senso relegato nella sfera del biologico, dell’animale/istintuale, per cui giustamente il libro si batte prefiggendosi quanto meno “una correzione di tiro”. Correzione di approccio davvero quanto mai necessaria visto che siamo ormai tanto legati gli stimoli visivi quanto all’aria che respiriamo e nel frattempo non abbiamo guadagnato (anzi forse addirittura nel tempo abbiamo perso) alcuna consapevolezza sulla sfera olfattiva del nostro essere.

E non di sole parole si tratta: se Era riuscì con i suoi unguenti odorosi a “prendere per il naso” , seducendolo, il re degli dei, molto concreti e chiari sono invece i ricchi riferimenti storici, filosofici e sociali al mondo antico e al suo rapporto con gli aromi; belle e insolite per gli accostamenti usati le pagine dedicate al profumo dei sacrifici e ancora di più quelle scritte in merito ai rituali romani e “all’incenso che risuona” che è un vero e proprio tentativo (riuscito) di ricostruzione storica dei riti antichi attraverso un uso esteso di sinestesie.

Il libro ha anche il merito di far apprezzare al lettore, da un punto di vista molto originale, l’evoluzione politica del mondo antico e lo spostamento degli equilibri di potere in direzione di una Roma ormai egemone proprio riprendendo Apollonio, Ateneo e Plinio e le informazioni contenute nei loro scritti sull’ascesa e decadenza delle piazze più celebri dell’antichità quanto alla produzione di profumi (Rodi, Cipro, Sidone, Atene, l’Egitto). I profumi, quelli di eccellenza, ora come allora, erano assai costosi, come del resto le materie prime, e dall’Oriente la produzione si andò inevitabilmente spostando vicino alla Capitale dell’Impero

Toccando sapientemente anche la sfera dei commerci e dell’economia del mondo antico, aspetto purtroppo molto poco trattato dalla letteratura, il libro ci ricorda di come Apollonio, già nel I secolo a.C. tracciasse una disamina assai moderna di ciò che determina l’ascesa (o la caduta) di una “azienda” che produce profumi: 

  1. I fornitori delle materie prime;
  2. La qualità delle materie prime;
  3. L’abilità dei profumieri.

Lorenzo Villoresi, uno dei più conosciuti profumieri al mondo, nella intervista che chiude il libro non è affatto distante da queste medesime considerazioni, quando gli viene chiesta la ragione del suo successo e di tracciare le linee essenziali della sua professione per chi volesse in futuro accostarvisi.

Su questa traccia del racconto storico fatto, per così dire, attraverso scie e strutture olfattive si inseriscono le belle pagine sulla compenetrazione tra cultura aromatica greca e comunità enotrie della Magna Grecia, che sembrano parlarci più di collaborazione tra culture che di scontro.

Il libro funziona un po’ come un documentario per parole, che spazia dall’archeologia olfattiva, alla fisiologia: e proprio dalla fisiologia vengono tutte le conferme che cercavamo sulla particolarità del regno olfattivo, dello smellscape che anima la nostra esperienza quotidiana e illumina molte delle nostre memorie (si potrebbe quasi dire che le “tagga”, consentendoci di richiamarle all’occorrenza alla nostra coscienza per una via privilegiata). Infatti “nei sistemi visivo, uditivo, e somatosensoriale, lo stimolo proveniente dal mondo fisico viene rappresentato in aree topograficamente ben individuate e definite del sistema nervoso centrale. Nel caso del sistema olfattivo, invece, ciò non avviene”. Un sistema complesso quindi, e che lavora con principi e logiche distanti dagli altri.

Non mancano curiosità (lasciamo al lettore approfondire ad esempio come e perché i biologi usino il profumo di C. Klein Obsession for men) e un approfondimento molto interessante sui panorami olfattivi e su come gli stessi siano cambiati, soprattutto sotto l’impatto della modernità, dello sviluppo industriale e dei concetti sociali di pulizia, igiene, deodorizzazione. Grazie o per colpa di tutto ciò, anche la nostra percezione e perfino l’attribuzione di senso che diamo agli odori è palesemente mutata.

Nel libro forse manca almeno un accenno alla “patologia” degli odori, cioè a quell’inquinamento olfattivo che, come quello sonoro, non compare sulle prime pagine dei giornali (tanto è vero che in Italia come in altri Paesi avanzati incredibilmente non esiste una legislazione adeguata su questi temi), ma tocca a volte assai pesantemente la qualità della vita di molti nostri concittadini. La stessa nota si potrebbe forse estendere ad un approfondimento sui poteri (ma anche sui condizionamenti) del marketing olfattivo, ma per il resto è un volume completo e gradevolissimo.

Pe rimanere in tema, si sa che ogni profumo si articola in una piramide olfattiva in cui le note di testa, le più volatili, precedono le note di cuore e infine le note di fondo, le più persistenti nel tempo, ma anche quelle che proprio dello scorrere del tempo hanno bisogno per affiorare ai nostri sensi. Ecco, per ogni buon libro dovrebbe essere lo stesso, dovrebbe in qualche modo “rimanerci addosso”: e le note di fondo che ci restano di questa lettura sono veramente delle migliori.