Il naufragio della ragione


consigliato


autore: Mark Lilla; editore: Marsilio; pagine: 143

Se un buon saggio dovesse essere giudicato in base alla dose di ironia (feroce) presente al suo interno, questo sarebbe un libro da non perdere. Mark Lilla non perde occasione di lanciare strali all’indirizzo della politica americana. E non solo a quella.

Gli elementi di interesse per il lettore chiaramente non mancano, perché il libro nasce su fondamenti originali e corretti: gli “esiliati del tempo”, i reazionari insomma, sono oggettivamente molto meno considerati dalla letteratura dei rivoluzionari e sono spesso grossolanamente e a sproposito accostati a chi con loro ha assai poco da spartire, cioè i conservatori. Accostamento pericoloso e imperdonabile perché proprio così storicamente se ne è spesso sottovalutato il potenziale “esplosivo”, in quanto essi sono tutt’altro che interessati a mantenere lo status quo, come lo sono per vocazione i conservatori, ma piuttosto ad invertire la polarità della storia verso un passato edulcorato dalla potente leva della nostalgia.

Figura peculiare quindi quella del reazionario: intanto perché fonda la sua etimologia sulla fisica di Newton e sul parallelismo tra quest’ultima e una politica che Montesquieu ipotizzava fondata su azioni e reazioni.  Poi perché fa leva sul pessimismo cosmico e l’imperante estetica del brutto e delle rovine che caratterizza tanto pensiero contemporaneo. Se un noto cantautore siciliano si augurava qualche anno fa che tornasse presto l’era del cinghiale bianco, che poi era nientemeno che il terzo dei dieci avatar di Vishnu, noi senza dubbio e più modestamente viviamo l’era della pecora nera che poi è il primo avatar del reazionario.

La pecora nera affascina, tutto sommato vedendo solo rovine dove gli altri vedono futuro si rende assai attraente e poco gli importa di essere una Cassandra inascoltata.  Basta apparire una Cassandra sexy. E poi profetizzando sventure in caso di mancato ritorno ad una sana e rustica Età dell’Oro e spacciando nostalgia a buon mercato non si sbaglia mai perché la nostalgia è un potente anestetico del vuoto e dei dolori moderni; mentre le speranze possono andare facilmente deluse “La nostalgia è indiscutibile”.

Questo per certi versi secondo l’autore spiegherebbe i singolari percorsi di vita e le ancor più peculiari evoluzioni dei ragionamenti dei tre pensatori descritti e accostati nella parte iniziale del volume.

Ora, tralasciando il fatto che proprio del tutto assimilabili tra di loro i tre non sono (Vogelin non ha una matrice reazionaria ma “semplicemente” gnostica), ciò che accomuna Franz Rosenzweig, Leo Strauss ed Eric Voegelin è al di là di tutto un pensiero mistico e profondamente originale, una fortissima dose di consapevolezza di sé e un indubbio e a volte spericolato coraggio argomentativo.  Tutti e tre hanno vissuto a cavallo tra Europa e America. Tutti e tre vengono in vario modo riesumati e tirati per la giacca dai moderni movimenti politici reazionari americani ed europei. E qui si apre una serie di interessanti considerazioni su come le idee a volte nella testa di molti abbiano l’effetto ottundente di certe tisane dagli ingredienti sospetti: prima si usano innocentemente, poi se ne abusa e alla fine nei soggetti particolarmente ricettivi danno alla testa e se ne diventa addirittura dipendenti, distorcendone le iniziali finalità. Tra tutti si veda Strauss che fu considerato da certa stampa addirittura l’ispiratore della guerra in Iraq e“il principale pensatore dietro la politica interventista di esportazione della democrazia promossa dai neoconservatori” perché nel 2003 ne ricorreva il trentennale della morte (avvenuta nl 1973) e straussiani, sin dai tempi dell’amministrazione Reagan, erano (e sono)  importanti esponenti repubblicani e poi neoconservatori. Il quale Strauss incarna un altro paradosso, poiché da convinto sostenitore della matrice elitaria “dell’istruzione autentica” ha finito per costituire all’opposto il pretesto ideologico addotto da alcuni suoi allievi per sostenere ed allearsi con politici populisti e da “insegnante di esoterismo, preoccupato di proteggere l’indagine filosofica dalla minaccia della politica” qual era proprio dalla ideologica politica è stato invece strumentalizzato.

Tuttavia, sarà un po’ per colpa della giustapposizione di saggi e articoli scritti in momenti e con finalità diversi, sarà per il titolo della sezione intermedia denominata “correnti” il testo un poco si diluisce e si sfilaccia in rivoli o per meglio dire tende a fare un eccessivo sfoggio di sottintesi, parentesi e riferimenti culturali. Certo, solo il titolo del capitolo “da Lutero a Walmart” vale la lettura, come sono arditi e creativi certi accostamenti (gustoso il parallelismo letterario che usa Don Chisciotte e Madame Bovary come reazionari campioni rispettivamente del ritorno ad un mondo impossibile o semplicemente improbabile), però da questo punto la lettura è oggettivamente un piatto per stomaci capienti e digestioni lente, accompagnate insomma da adeguato tempo per fare il chilo. Ma è un grande merito a ns avviso pubblicare e discutere di questi tipi di testo.

Emerge dagli iscritti di Mark Lilla il ritratto di un mondo in preda ad un sostanziale caos dove un’ideologia fai –da -tè fa temere il peggio per la ragione che della modernità dovrebbe essere il faro e la principale forza di traino: sembra quasi che tutti siano autorizzati ad agire spregiudicatamente come ventriloqui con pensatori e personaggi storici pur di far loro dire ciò che nemmeno pensavano e che comunque è strumentale ad un certo disegno di futuro. E questo equivalentemente sia da destra che da sinistra; solo in questo quadro si può comprendere una sinistra che sostituisce il Libretto Rosso di Mao con le Lettere di San Paolo, e i Teocon americani che compiono evoluzioni non dissimili ( “ se oggi faceste un giro in una libreria religiosa americana trovereste pochissimi libri sulle lettere di San Paolo” ma “passeggiando tra gli scaffali di una libreria universitaria laica, invece, potreste scoprire una quantità sorprendente di opere su di lui, non devozionali ma politiche”).

In questo crepuscolo sincretico ci sarebbe sostanzialmente spazio per tutti coloro che sono accumunati dalla rincorsa ad un Eden che, al più, è irraggiungibile come le stelle che distano da noi milioni di anni luce: il più contagiato da questa volontà manipolatoria e assolutista è il mondo islamico protagonista della parte finale del libro, il quale si è trovato davanti ad essa, sostiene l’autore, sorprendentemente “privo di anticorpi” con i quali reagire. Ma non ne è affatto immune l’Europa. Su altre zone del mondo si tace. E invece sarebbe utile approfondire.

Ma il tema è un altro: reazionario, si ricordava, è un termine che poggia su un concetto inerente la fisica classica e meccanicista, noi però viviamo in un’epoca diversa dove dominano la probabilità e la fisica dei quanti. Così certe relazioni diventano più sotterranee e meno immediate da cogliere, facendo venire il dubbio che la copertina del libro, che raffigura un iceberg, sia sicuramente più azzeccata del titolo, pur abbastanza fedele a quello in lingua originale. Non sembra in altre parole che la ragione dei reazionari sia naufragata, ma che sia molto più semplicemente diventata la parte nascosta di quell’iceberg e che abbia subito una mutazione profonda tesa ad impadronirsi e “hackerare” le regole del pensiero razionale per servirsene ed asservirlo ai propri fini. E sarebbe un errore altrettanto grande che non saper distinguere un reazionario da un conservatore, il sottovalutare questo aspetto limitandosi a ridicolizzare culturalmente un atteggiamento mentale così diffuso. Ma forse sotto sotto proprio questo l’autore voleva che concludessimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.