Capire le adolescenti

di Lisa Damour

Capire le adolescenti è un libro a più strati, anzi si potrebbe dire che è un testo multiuso. In prima luogo è una (consigliatissima) guida per aiutare i genitori a sbrogliare la matassa (in inglese non a caso il titolo è Untangled) dell’adolescenza, fornendo loro degli strumenti per decodificare il comportamento delle proprie figlie, che attraversano le varie fasi (l’autrice ne individua sette) che le conducono dall’infanzia all’adolescenza.

Ma questo libro è anche altro, vale a dire una riflessione profonda su quello che sembra ormai un dato di fatto e cioè che il passaggio dall’infanzia all’età adulta per le ragazze è più difficile che per i ragazzi. Prima di procedere oltre, vale la pena sottolineare un altro punto forte di questo testo, vale a dire l’approccio metodologico della sua autrice, psicologa di formazione, che in maniera più o meno esplicita sa cogliere, nei problemi che interessano le studentesse di cui nel libro si parla, anche la loro matrice sociologica. cosa in genere rara. In questo senso si può dire che (finalmente) c’è qualche speranze che la lunga guerra tra psicologi e sociologi possa avere fine e che le due discipline inizino a cooperare per risolvere questioni che hanno origine sia nella società che nelle mente dei singoli.

Dunque perchè l’adolescenza delle ragazze è più difficile e complicata? Per rispondere a questa domanda servono due concetti. Il primo, esiste una idea di salute fisica, quella del corpo; esiste un’idea di salute psicologica, quella della mente; ed esiste  (questo è il concetto che ci interessa) un’idea di salute sociologica, vale a dire il sentirsi a proprio agio in un ruolo sociale che gode di considerazione all’interno del proprio gruppo sociale, gode in altre parole della considerazione dei propri simili. 

Il secondo concetto, uno dei più forti bisogni umani è quello di poter godere dell’apprezzamento del gruppo all’interno del quale si vive e la più forte sanzione sociale è quella dell’esclusione dal gruppo. Se i social network hanno avuto un successo così prorompente è perchè agli esseri umani piace condividere se stessi con il gruppo, e non starsene in disparte (l’idea di privacy è questa), per ottenere approvazione sociale: che cosa sono i like se non manifestazioni di approvazione sociale che produce un senso quasi di piacere fisico? Dunque, avere un ben preciso ruolo sociale e sapere che questo ruolo gode di grande approvazione è alla base dell’idea di salute sociologica.

A questo punto vale la pena porsi una domanda: quali sono i ruoli che alle bambine, alle adolescenti e alle donne vengono posti davanti dalla società come carichi di approvazione sociale? Nel 2016 è stato pubblicato uno studio molto istruttivo condotto da due ricercatori dell’Università di Catania (Corsini e Scierri), intitolato “Differenze di genere nell’editoria scolastica. Indagine empirica sui sussidiari dei linguaggi per la scuola primaria”. I due ricercatori hanno fatto una cosa semplice ma molto intelligente: contare quante volte nelle favole dei sussidiari delle scuole elementari i protagonisti erano bambini e bambine; che lavori facevano questi protagonisti; e quali aggettivi erano usati per descriverli. Ecco i risultati.

Quanto ai protagonisti, il 60% sono bambini, il 37% sono bambine. Quanto alle professioni, i protagonisti maschi possono scegliere tra ben 80 professioni diverse, nell’ordine: Cavaliere, re, capitano, medico, pittore, esploratore, scienziato, marinaio, sindaco. Mentre le bambine devono accontentarli di dover scegliere tra solo 23 diverse professioni, le principali delle quali sono: mamma e maestra (in prevalenza) e poi strega, fata, principessa, commessa, cameriera.

Per quanto riguarda gli aggettivi, ai protagonisti maschi sono associati i seguenti aggettivi: audaci, valorosi, coraggiosi, seri, ambiziosi, autoritari, duri, bruti, impudenti. Alle bambine: (in prevalenza percentuale crescente): antipatiche, pettegole, invidiose, vanitose, smorfiose, affettuose, apprensive, premurose, buone, pazienti, servizievoli, docili, carine.

Questo accade per l’infanzia sui banchi di scuola, nel contempo però la società con una forza sempre maggiore grida a gran voce (giustamente) alle donne che nessuna strada è preclusa loro.

Tutto questo che significa? Significa che mentre ai ragazzi vengono proposti un insieme di valori e di modelli che sono sempre gli stessi per tutta la loro vita, alle ragazze si propongono modelli continuamente diversi, con l’aggravante di proporre una immagina di donna (mamma, casalinga, buona, docile, premurosa, sottomessa) del tutto anacronistica e che non ha alcun senso nelle società moderne e secolarizzate nelle quali viviamo. 

Il processo di crescita delle ragazze è dunque più difficile perchè la società si comporta con loro in maniera schizofrenica proponendo loro nell’infanzia modelli arcaici e in contrasto con quelli che vengono proposti loro nell’adolescenza. 

In conclusione, credo che questa chiave interpretativa possa essere utile per leggere questo libro, utilissimo per i genitori che vogliano accompagnare le proprie figlie verso l’età adulta, ma anche per le donne (e uomini) che intendono prendere coscienza dell’esistenza di una grave e profonda questione femminile del tutto irrisolta.

Editore: Sonda. Anno edizione: 2019. Pagine: 351 p., Rilegato. Traduttore: Chiara Beltrami