“L’America post globale”: il dibattito

Lo scorso 14 ottobre Stroncature ha ospitato la presentazione dell’ultimo libro di Andrew Spannaus “L’America post-globale”. Con l’autore ne discutono Nunziante Mastrolia e Roberto Menotti. Lo choc del coronavirus sta accelerando la crisi già in atto della globalizzazione, che ha anteposto i parametri monetari e la speculazione al benessere e all’economia reale. Il cambiamento inaugurato con l’elezione di Donald Trump richiede un’analisi realistica, per capire quanto rimarrà del tentativo di rimodulare produzione, rapporti commerciali e politica estera. E mentre l’establishment resiste alle pulsioni populiste e si difende manipolando l’informazione, su alcuni punti non si torna indietro: occorre ripensare l’economia dei bassi costi, il ruolo dello Stato e del debito pubblico, e lo stesso concetto di sicurezza nazionale, tutto nel contesto di nuovi equilibri globali. Spannaus racconta l’America senza passare dal politically correct, per capire come l’intreccio tra politica, economia e identità plasmerà la società dopo il populismo e la pandemia. Prefazione di Giulio Sapelli. Andrew Spannaus è un giornalista e analista americano attivo in Italia e a livello internazionale. Si occupa dei rapporti strategici mondiali, a partire dal ruolo degli Stati Uniti, seguendo attentamente anche le vicende del Medio Oriente. Da anni si interessa della relazione tra finanza ed economia reale e ha contribuito alla stesura di alcune proposte, ispirate alla legge Glass-Steagall sulla separazione tra banche commerciali e banche d’affari, per la riorganizzazione del sistema finanziario internazionale. Nel 2013 ha fondato il servizio Transatlantico (www.transatlantico.info) che fornisce analisi e consulenza di economia e geopolitica.