Nello specchio di Atene

Nella Repubblica, opera ancora giovanile come si diceva, Platone condanna senza appello la forma il governo che ha messo a morte Socrate, che governa “in numeroso consesso nelle assemblee o nei tribunali o nei teatri o negli accampamenti o in altra comune adunanza di folla, con grande chiasso ora disapprovano ora approvano le cose che si dicono o che si fanno, sempre esasperando, con grida e strepito. E poi le rocce e il luogo in cui sono raddoppiano con l’eco il chiasso di queste disapprovazioni e approvazioni”[1]. A questa governo folla, che non è in grado di esprimere un pensiero razionale ma sa solo muggire, Platone contrappone un modello ideale, la Repubblica per l’appunto. Un modello ideale, per l’appunto, “modello in cielo” per dirla con…

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