Atene, la città tiranna (1)

Atene sconfitti i persiani, come Roma i Cartaginesi e Washington l’Unione Sovietica, diviene la potenza egemone nel mediterraneo, “una repubblica commerciale” come la definì Montesquieu[1]. Si avvia così una grande fase di prosperità economica. Ma come poi accadrà ai contadini romani, e ai Ciompi di Firenze, progresso e disuguaglianze marciano di pari passo, di qui lo sfaldamento del ceto medio e la polarizzazione della società, con il formarsi di una massa di nullatenenti (i Teti) che grazie a delle riforme politiche entreranno come rematori in quella flotta che è l’asse portante dell’impero ateniese, e pertanto acquisiranno la piena cittadinanza. Sono i nullatenenti che muovono la flotta, è la flotta che regola i commerci e impone i tributi, sono i nullatenenti che godono di quei tributi sedendo nelle assemblee e nei tribunali dove vengono pagati con i due oboli del soldo pubblico, il Misthos (che diventano tre a partire dal 422 a.C). Si innesca così un meccanismo perverso che porterà Atene al collasso.

[1] Montesquieu, Lo spirito delle leggi, Libro II, cap. 6

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