Una nuova divisione del lavoro

Se c’è una cosa che abbiamo capito in questi ultimi quindici anni (a partire dalla crisi del 2008) è probabile che sia la seguente: è veramente difficile che i vizi privati possano tramutarsi in pubbliche virtù, le sofferenze di chi perde il proprio posto di lavoro, di chi vede peggiorare il proprio tenore di vita, di chi è costretto a indebitarsi per curarsi, restano sofferenze e non si tramutano facilmente in un superiore ordine di benessere e sviluppo condiviso. Il che vuol dire che potrebbe essere utile impostare le relazioni economiche e sociali su un principio che per certi versi ci è più connaturato che non la competizione senza quartiere.

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