Il ceto medio e la globalizzazione

In linea di principio, con la globalizzazione dell’offerta, quella che ha visto il disseminarsi a livello globale della vecchia catena di montaggio fordista, ci avrebbero guadagnato tutti. Le fasi mature della produzione, quelle labour-intensive si sarebbero spostate nei paesi in via di sviluppo dove più basso era il costo della manodopera, dando a milioni di esseri umani la possibilità di uscire dalla povertà, trovare un posto nella divisione internazionale del lavoro e avviarsi verso quel percorso di sviluppo che consente di passare dalle fasi a più basso valore aggiunto alle altezze della tecnologia e della conoscenza. Dall’altro avrebbe consentito ai paesi sviluppati di abbandonare quelle produzioni a più basso contenuto di conoscenza per spostarsi, in un continuo crescendo, alla scoperta di sempre nuovi mondi, con un valore aggiunto crescente e con salari crescenti. Questa era l’idea sulla carta e avrebbe potuto funzionare. Eppure qualcosa è andato storto. Perché?

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