La piramide capovolta

Putin ha in più di una occasione affermato che lui non ha alcuna intenzione di rifare l’Unione Sovietica. Eppure quella che sembra una buona notizia in realtà non lo è. Putin guarda alla Russia come una civiltà, che non coincide con un territorio, i cui confini arrivano fin dove arriva la lingua russa, la sua cultura e la tradizione della chiesa ortodossa. Il tutto letto attraverso le lenti interpretative del tutto personali da parte del capo del Cremlino.

Questo vuol dire che Putin punta alla riunificazione di tutti i paesi dove ci sono russi. Il che, per quello che qui interessa, significa Kaliningrad e le minoranze russofone nei paesi Baltici.

Ora, e qui entriamo nel campo delle ipotesi, è possibile che dopo la Georgia, dopo il Donbass, Putin pensasse di prendere l’Ucraina in due-tre giorni; di insediare un governo fantoccio a Kiev e proseguire la marcia verso Nord, attraversando tranquillamente la Biolorussia che Mosca ormai occupa di fatto e avrebbe puntato sul il varco di Suwalki di cui si diceva ieri, invadendo la Lituania per arrivare a Kaliningrad che è il vero detonatore di una nuova immensa deflagrazione bellica, dato che farebbe scattare l’art.5 della Nato il che vuole dire che tutta l’Alleanza entra automaticamente in guerra contro Mosca.

Se questa ipotesi ha un senso, allora ciò che frena il mondo dalla terza guerra mondiale è un solo fattore, la resistenza ucraina, l’unità del governo di Zelensky e delle forze armate ucraine. Sono loro che hanno impedito che l’invasione dell’Ucraina fosse un guerra lampo, con truppe e mezzi intatti. Così ancora più forti di prima, le forze russe avrebbero marciato sull’antica Königsberg.

Tutto questo non è accaduto grazie alla resistenza ucraina, che sta facendo pagare perdite durissime ai russi in termini di uomini, mezzi, tempo. Sono loro il vertice di una piramide rovesciata sulla quale si regge tutto il mondo libero. Questo vuol dire che chiunque danneggia la resistenza ucraina, la delegittima o ne svilisce il ruolo di fatto coopera allo sfaldamento di quel fragile vertice su cui per ora, precaria, si regge la libertà.

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