Montesquieu e la guerra

 

Montesquieu ha ragione o ha torto? I legami commerciali, l’interdipendenza economica possono creare una rete di interessi così forte da impedire che due paesi si facciano la guerra? A guardare quanto è accaduto in Ucraina, la prima risposta che viene da dare è no. L’UE è il principale partner commerciale della Russia. L’Europa importa il 40% del suo gas naturale e il 25% del suo petrolio dalla Russia, che rappresentano una buona parte delle entrate dello Stato russo. Il che vuol dire che Mosca non aveva alcun interesse economico a rovinare le proprie relazioni politiche con i paciosi vicini europei.

Certo, a Mosca non si aspettavano una reazione così dura da parte di Bruxelles, che nell’arco di qualche giorno ha messo in programma l’obiettivo dell’autonomia energetica da Mosca nei prossimi anni: una scelta che rimarrà qualunque cosa possa accadere a Putin. Putin non si aspettava una tale compattezza dei litigiosi europei, ma il dato di fatto è che la guerra in Ucraina non ha alcuna ragione economica, è pura follia ideologica che va contro qualsiasi interesse economico della Russia.

In queste ore, mentre si cerca di capire da che parte Pechino si schiererà, si utilizzano le stesse argomentazioni economiche per dire che la Cina non ha alcun interesse a rompere con Stati Uniti ed Europa e votarsi alla causa di Mosca: l’interscambio commerciale con la Russia vale 147 miliardi di dollari, mentre quello con gli Stati Uniti è intorno ai 750 miliardi e quello con l’Unione europea è arrivato oltre gli 820.

Eppure il precedente russo, dovrebbe farci essere più cauti. Ciò che è emerso negli ultimi anni è che il potere politico può dirottare i processi di transizione e usare la ricchezza prodotta dai liberi commerci per rafforzare le strutture autocratiche. Si pensi al caso cinese, le aperture commerciali del paese stavano producendo effetti politici, ma questo passaggio dalla modernizzazione economica e tecnologica, alla modernizzazione politica e istituzionale (in senso liberal-democratico) è stato dirottato da Xi Jinping che ha impresso una svolta autoritaria al paese.

Allo stesso modo, le fissazioni ideologiche, il revanscismo, i sogni imperiali possono rompere i legami economici e vanificare qualsiasi calcolo razionale. Raymond Aron aveva avvertito: «È dimenticare l’esperienza del nostro secolo credere che gli uomini sacrificheranno le loro passioni ai loro interessi.»  Stava parlando del 20° secolo, ma la lezione vale anche all’inizio del XXI secolo.

Dunque, Montesquieu e Kant avevano torno? I legami economici non impediscono la guerra? Sì, è nei fatti. Avevano torno. Ma solo in parte. Se è vero che quei legami non impediscono lo scoppio della guerra, la rottura di quei legami fa pagare un prezzo tremendo in termini economici alle autocrazie che si lanciano in avventure belliche. Quegli investimenti internazionali che avevano fatto la fortuna di quei paesi, evaporano da un giorno all’altro, i mercati internazionali di esportazione si chiudono, una cortina di ferro cala sul paese aggressore in poche ore e il clima poliziesco che la guerra porta in casa brucia qualsiasi spirito di impresa, ogni creatività, ogni slancio vitale.

Così è vero che gli autocrati possono dirottare i processi di transizione verso la democrazia liberale, ma quando tirano giù la maschera e mostrano che lo stato di diritto in quei paesi è solo un’ombra, imprese, capitali, menti creative fuggono quanto prima dal paese per non rimanervi imprigionate. È una storia che si ripete da secoli: quando l’Italia e la Spagna si chiudono, menti e capitali si muovono altrove, in Olanda prima, in Inghilterra poi, negli Stati Uniti dopo.

Nelle scienze sociali non ci sono leggi ferree, ma questa si avvicina molto: la ricchezza e la creatività corrono là dove c’è la libertà tutelata dal diritto, quando questa scompare tutto evapora come d’incanto.

Il potere politico, la forza bruta, possono dunque rompere i legami commerciali, fare la guerra anche contro ogni considerazione di tipo economico, ma il prezzo che si paga è tremendo: è un paese interno che si iberna, ogni slancio viene bloccato e ogni vitalità spenta.


Questo articolo è parte della sezione “Analisi & Ricerche”, che insieme a “Punti Cardinali”, “Global Opinions” e il “Bollettino dei libri”, che sono servizi riservati agli abbonati

spot_img
X