Il patto delle élites

di Lorenzo Pieraccini

La neoplebe, le élites tradizionali e le élites creative tirano la corda del futuro in tre direzioni diverse. Continuiamo così la riflessione sulle tre classi che compongono le società avanzate. Nella storia i cambiamenti radicali si sono verificati quando tra due classi si erano create strette alleanze di sentimenti, valori, intenti e obiettivi. Per esempio il popolo e la borghesia nella rivoluzione francese, il proletariato e gli intellettuali nella rivoluzione russa, ma anche in un certo qual modo il popolo e l’esercito guidato da Cesare nella Roma pre imperiale.

Oggi mi sembra che l’alleanza (se così si può chiamare) più in atto sia tra le élites creative e quelle fordiste, nel senso che attraverso i fondi d’investimento i vecchi capitalisti tentano di dominare (per quanto gli sfugga) l’innovazione che li trascende. È un modo non solo per mantenere un controllo materiale sul nuovo capitalismo e sulla nuova società digitale, ma è anche un modo di mettere una cappa, di trasmettere i vecchi valori al nuovo sistema. I fondi di investimento che investono in startup “soffocano” la creatività e la solidarietà e impongono la logica della massimizzazione del profitto subito e ad ogni costo. Soffocano ogni visione di agire per migliorare il mondo.

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In qualche modo è un’alleanza subita dalle élites creative perché senza soldi non si fa innovazione e l’unico mezzo di produzione davvero necessario ancora oggi è appunto il denaro da investire in capitale umano che lavora a idee creative o su tecnologie sperimentali che richiedono materiali e processi da testare. Quest’alleanza delinea un futuro fosco perché in realtà così le élites tradizionali tentano di indirizzare l’innovazione verso quell’ibernazione di cui si è parlato. È una mossa gattopardesca.

Cosa lo può impedire? Il possibile fallimento di dominio delle élites tradizionali sta nella divergenza di valori fondanti nelle tue prospettive di classe. La fordista vede nella stabilità e nella ricchezza l’obiettivo primario dell’agire. La creativa nel dinamismo e nella risoluzione di problemi l’obiettivo primario, la ricchezza è solo una conseguenza. Tanto dello stridore che c’è nel mondo tech deriva dal cozzare di queste due prospettive che si intrecciano e cozzano ogni giorno nell’agire pratico delle imprese.

Interessi diversi che non possono fare a meno gli uni degli altri ma si guardano in cagnesco. Soprattutto i dipendenti delle aziende tech sono attenti più ai valori che al denaro. Si veda le rivolte in Google o Twitter. D’altra parte anche nella classe stessa ci sono interessi e visioni contrapposte (così sempre sarà?). I lavoratori delle élites creativi incarnano molto più chiaramente la prospettiva nuova, mentre i top manager e gli imprenditori (di vecchia data) hanno già più assimilato le logiche fordiste, anche se appena lo fanno le loro aziende perdono appeal, vedi Meta. Questo accade perché è la società nel suo complesso (lo Spirito della Storia in termini hegeliani), nelle sue dinamiche, a chiedere, anche se inconsapevolmente, un cambio di paradigma.

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La sharing economy ad esempio è prima di tutto un desiderio (non ancora compiuto) di condivisione. Così come il web 3. È l’apoteosi del desiderio di uscire dalle dinamiche fordiste ed entrare in una nuova società fatta di condivisione e trasparenza. Di collaborazione. Sogni ancora fragili e utopici che come minimo esprimono un desiderio. D’altra parte per la neoplebe c’è un problema di accesso alle dinamiche delle élites creative per un problema di competenze.

Questa classe è tenuta a freno per la mancanza di formazione verso le logiche e le tecnologie digitali. In qualche modo (anche se non esplicitamente) le élites fordiste impediscono l’accesso della neoplebe alle dinamiche delle élites creative con una scuola arretrata che non forma al nuovo sistema che si sta creando. Dall’altra parte le élites creative a forte trazione scientifica non hanno chiarezza dei fenomeni nella loro dimensione storica e quindi in parte trascurano (anche se non completamente) la necessità di saldare un’alleanza con la neoplebe (che spesso è anche il target che usa i loro servizi essendo la maggioranza della società) per liberarsi dall’opprimente alleanza con le élites fordiste che alla fine è dominante nella relazione perché detiene i capitali. Un’alleanza tra neoplebe ed élites creative potrebbe portare ad un futuro meno fosco, anzi molto stimolante e positivo.

Come costruire quest’alleanza è però cosa tutta da creare, seppur si veda una tendenza spontanea sparsa verso questa sinergia. In qualche modo anche Stroncature è parte di questo processo. Mi sembra un progetto con una tendenza emancipatrice. Per questo lo seguo con interesse. I grandi cambiamenti sono preceduti da lunghi periodi di caos e grandi riflessioni (per esempio i Lumi). Mi pare che il nostro sia un periodo del genere. Ed oggi come al tempo bisogna tener viva la fiaccola della Ragione perché quando le tenebre si addensano sia la luce a guidarci e a non farci spaventare. Così magari si crea una strada verso quel futuro che in cuor nostro tutti desideriamo.


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