Pubblicato nel 2026 dalla University of Minnesota Press, Techno-Negative: A Long History of Refusing the Machine di Thomas Dekeyser affronta una questione divenuta particolarmente urgente in società nelle quali dispositivi, infrastrutture digitali e sistemi automatici partecipano ormai alla costruzione delle relazioni personali, del lavoro e delle istituzioni. Il punto di partenza è un paradosso: gli esseri umani possono desiderare la distruzione di tecnologie dalle quali, nello stesso tempo, dipendono. Un attacco incendiario contro una rete in fibra ottica, per esempio, colpisce un’infrastruttura che rende possibile anche la comunicazione degli stessi sabotatori. Questa apparente contraddizione non viene liquidata come irrazionalità, nostalgia o paura del progresso. Dekeyser la interpreta invece come il segnale di una tensione politica profonda, alimentata dalla crescente consapevolezza delle forme di dominio associate alla modernizzazione tecnologica: concentrazione oligarchica del potere nelle grandi imprese digitali, sorveglianza, sfruttamento dell’attenzione, automazione del lavoro, produzione di rifiuti elettronici e consumo intensivo di risorse naturali. Di fronte a simili processi, la domanda non riguarda soltanto l’utilità o la pericolosità di determinati strumenti, ma il tipo di mondo e di soggetto che essi contribuiscono a produrre. Il libro merita attenzione perché sottrae il rifiuto della macchina alla caricatura del luddismo cieco e lo ricolloca all’interno di una storia lunga, discontinua e conflittuale. Dietro la narrazione consueta di un progresso costituito da invenzioni successive, Dekeyser individua infatti una storia parallela di divieti, distruzioni, rinunce e sottrazioni. Ne deriva un interrogativo decisivo: se la tecnologia non è un destino inevitabile, quali forme di vita diventano pensabili quando una società si concede la possibilità di dire non alle proprie macchine?
“A Long History of Refusing the Machine”, Thomas Dekeyser (University of Minnesota Press, 2026)



