“A Philosophical History of the Concept” Stephan Schmid e Hamid Taieb (Cambridge University Press, 2026)
A Philosophical History of the Concept, a cura di Stephan Schmid e Hamid Taieb, pubblicato da Cambridge University Press nel 2026, affronta una questione apparentemente tecnica ma in realtà decisiva per comprendere una parte essenziale della storia della filosofia: che cosa significa avere, usare, costruire o analizzare un concetto. Il libro merita attenzione perché non assume il concetto come un dato ovvio, già disponibile e invariabile, ma lo considera come un problema storico e teorico. Ogni volta che pensiamo qualcosa come appartenente a un certo tipo, ogni volta che distinguiamo, classifichiamo, definiamo, giudichiamo o discutiamo, facciamo uso di strutture concettuali. Tuttavia, la natura di queste strutture non è affatto pacifica: possono essere intese come contenuti mentali, come atti dell’intelletto, come significati linguistici, come strumenti pratici, come forme astratte o come elementi che contribuiscono persino a costituire la realtà. L’opera invita quindi a interrogarsi non solo su che cosa siano i concetti, ma anche sul perché la filosofia abbia progressivamente attribuito loro un ruolo così centrale. Il punto non è ricostruire una semplice genealogia terminologica della parola “concept”, ma comprendere come tradizioni diverse abbiano spiegato la nostra capacità di pensare le cose come cose di un certo tipo. Da questa prospettiva, il volume apre una domanda più ampia: se la filosofia lavora sui concetti, chiarisce i concetti, li decostruisce o li produce, allora la storia del concetto di concetto diventa anche una storia del modo in cui la filosofia ha compreso se stessa.


