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“A Terrible Intimacy: Interracial Life in the Slaveholding South”, Melvin Patrick Ely (Henry Holt and Company, 2026)

set 07, 2026
∙ A pagamento

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Il sistema schiavistico statunitense non si fondava soltanto sulla distanza imposta tra gruppi razziali, ma anche su una prossimità quotidiana tanto intensa quanto contraddittoria. Bianchi e neri vivevano spesso negli stessi spazi, lavoravano fianco a fianco, si conoscevano per nome, condividevano consuetudini, linguaggi, credenze religiose, commerci e momenti ricreativi. Questa familiarità non impediva tuttavia ai primi di esercitare sui secondi un dominio fondato sulla proprietà, sulla coercizione fisica e sulla possibilità di separare famiglie, vendere individui o infliggere punizioni. È precisamente questa compresenza di riconoscimento umano e violenza istituzionale a costituire il problema centrale di A Terrible Intimacy: Interracial Life in the Slaveholding South di Melvin Patrick Ely, pubblicato da Henry Holt and Company nel 2026. Il libro invita a interrogarsi su come persone che conoscevano direttamente coloro che tenevano in schiavitù potessero continuare ad accettare e difendere un ordinamento che li privava della libertà. L’autore non cerca una conciliazione morale tra vicinanza e oppressione, né trasforma alcuni episodi di solidarietà in una rappresentazione attenuata della schiavitù. Mostra invece che proprio l’intimità rende più inquietante la crudeltà: lo sfruttamento non colpiva individui invisibili o completamente estranei, ma persone delle quali i bianchi conoscevano il volto, il carattere, i legami familiari e talvolta persino le speranze. La domanda decisiva riguarda dunque la capacità di una società di convivere con una contraddizione evidente, riconoscendo ogni giorno l’umanità degli afroamericani e negandola contemporaneamente sul piano giuridico e politico. Attraverso una serie di procedimenti giudiziari della Virginia schiavista, Ely conduce il lettore dentro situazioni concrete nelle quali paura, interesse economico, razzismo, consuetudini comunitarie e relazioni personali si intrecciano. Ne deriva un’indagine sulla natura del potere schiavistico e, più in generale, sui meccanismi attraverso i quali gli esseri umani possono stabilire rapporti di familiarità senza rinunciare al privilegio e alla sopraffazione.

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