“Adam Smith’s Incomplete System”, Sergio Cremaschi (Routledge, 2026)
Nel 2026 Routledge ha pubblicato Adam Smith’s Incomplete System di Sergio Cremaschi, un’opera che invita a riconsiderare la figura di Adam Smith al di là dell’immagine, ormai consolidata ma riduttiva, del fondatore dell’economia politica moderna. Il problema da cui muove il volume riguarda la possibilità di ricostruire un pensiero rimasto in parte sommerso: Smith pubblicò soltanto alcune delle opere che aveva progettato e, negli ultimi giorni della sua vita, ordinò che fossero bruciati manoscritti ai quali aveva lavorato a lungo senza riuscire a conferire una forma definitiva. Questa decisione non viene trattata da Cremaschi come un semplice accidente biografico, ma come l’indizio di difficoltà teoriche profonde. Che cosa impedì a Smith di completare la propria riflessione sulla conoscenza, sulle arti, sulle scienze, sul diritto e sul governo? In quale rapporto stavano queste ricerche con la teoria morale e con l’indagine economica? Il libro mostra che per rispondere non basta isolare le opere più note, né attribuire a Smith una dottrina filosofica già definita da altri autori. Occorre invece ricostruire il sistema che egli aveva in mente, individuando i legami tra testi pubblicati, frammenti, lezioni, corrispondenza e successive revisioni. Ne emerge un pensatore impegnato nella ricerca di una via intermedia tra razionalismo e scetticismo, consapevole dei limiti della conoscenza ma deciso a spiegare come gli esseri umani possano formulare giudizi, costruire teorie e ordinare la vita sociale. È precisamente la tensione tra questi due aspetti – la fragilità dei fondamenti e la necessità di orientarsi nel mondo – a rendere il progetto smithiano ancora filosoficamente rilevante.


