Pubblicato nel 2026 da Oxford University Press, All Species of Knowledge: A Voyage of Discovery, Failure, and Natural History in the Pacific Ocean di David Igler affronta un problema decisivo per comprendere la storia delle esplorazioni: che cosa significa davvero scoprire qualcosa? Dietro l’immagine eroica della nave che penetra in mari sconosciuti si trovano infatti interessi imperiali, ambizioni personali, pratiche scientifiche ancora in formazione e incontri con popolazioni che quei territori conoscevano da secoli. Il libro invita quindi a interrogarsi sulla provenienza del sapere, sulle condizioni materiali della sua produzione e sui rapporti di potere che stabiliscono chi possa presentarsi come autore di una scoperta. Al centro della ricerca vi è un viaggio nel quale l’obiettivo più prestigioso non venne raggiunto, ma che generò ugualmente una quantità eccezionale di osservazioni, collezioni, immagini e ipotesi. Il fallimento non appare perciò come il semplice contrario del successo: può diventare un’esperienza da reinterpretare, documentare e trasformare in capitale scientifico. Igler osserva questo processo da una prospettiva attenta alle persone che raccolsero le informazioni, agli strumenti con cui le registrarono e soprattutto agli interlocutori indigeni dai quali derivò una parte essenziale delle conoscenze. Il risultato solleva domande ancora attuali: quali saperi vengono riconosciuti come scientifici? Quali vengono invece assorbiti senza attribuzione, deformati o cancellati? E in che modo testi, immagini e oggetti separano la conoscenza dalle comunità che l’hanno originariamente prodotta?
“All Species of Knowledge: A Voyage of Discovery, Failure, and Natural History in the Pacific Ocean”, David Igler (Oxford University Press, 2026)



