L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana con una rapidità che rende difficile fermarsi a esaminare le aspettative riposte in essa. Un sistema produce un testo, suggerisce una scelta o risponde a una domanda, e il risultato può apparire molto più significativo dell’operazione tecnica che lo ha generato. Perché siamo così pronti a riconoscere in queste risposte una forma di intelligenza? Che cosa cerchiamo quando chiediamo a una macchina di orientarci in situazioni che ci riguardano personalmente? In Artificial Religion, pubblicato da The MIT Press nel 2026, Mark Coeckelbergh considera questi interrogativi parte integrante della comprensione dell’IA. Il suo interesse non riguarda soltanto ciò che i sistemi sanno fare, ma il rapporto che stabiliamo con essi e il linguaggio attraverso cui impariamo a considerarli necessari. La questione è rilevante perché le promesse tecnologiche influenzano decisioni individuali e collettive prima ancora di essere pienamente realizzate. Possono indirizzare investimenti, attribuire autorità a chi le formula e modificare la fiducia che accordiamo al nostro giudizio. Coeckelbergh affronta il problema con gli strumenti della filosofia della tecnologia e della storia delle idee, mantenendo l’attenzione sulle conseguenze sociali delle immagini che adoperiamo. Il suo libro chiede al lettore di osservare insieme la macchina e lo sguardo umano che la investe di significato. È in questo spazio, fra capacità effettive e aspettative, che si decide una parte importante del nostro rapporto con l’intelligenza artificiale.
“Artificial Religion: On AI, Myth, and Power”, Mark Coeckelbergh, (The MIT Press, 2026)



