Automata: The Power of AI Integrated with Advanced Robotics, Ibrahim J. Gedeon, Kyle B. Murray (University of Toronto Press, 2026)
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella vita quotidiana, ma la questione posta da Ibrahim J. Gedeon e Kyle B. Murray in Automata: The Power of AI Integrated with Advanced Robotics, pubblicato nel 2026 dalla University of Toronto Press, riguarda un passaggio ulteriore: che cosa accadrà quando l’intelligenza delle macchine non resterà confinata nei sistemi digitali, ma acquisirà la capacità di agire autonomamente nel mondo fisico? Il problema non riguarda soltanto l’evoluzione tecnologica. Coinvolge il lavoro, l’istruzione, la distribuzione della ricchezza, le relazioni personali, la sicurezza, la capacità degli Stati di competere e, soprattutto, il modo in cui gli esseri umani attribuiscono valore alle proprie competenze e alla propria funzione sociale. Gli autori assumono una posizione distante sia dall’ottimismo secondo cui l’intelligenza artificiale risolverà automaticamente i problemi dell’umanità, sia dalle rappresentazioni catastrofiche concentrate sulla possibile nascita di una superintelligenza ostile. La questione più urgente, nella loro prospettiva, è comprendere come una tecnologia capace di apprendere, decidere e progressivamente intervenire sulla realtà possa essere integrata nelle società senza lasciare che la velocità dell’innovazione superi quella dell’adattamento umano e istituzionale. Il libro interroga quindi un futuro nel quale non sarà sufficiente chiedersi quali attività una macchina possa svolgere meglio di una persona. Occorrerà stabilire quali attività vogliamo continuare ad affidare agli esseri umani, quali obiettivi debbano orientare le macchine e come distribuire i vantaggi prodotti dall’aumento della produttività. In questo senso, il vero oggetto dell’opera non è semplicemente l’intelligenza artificiale, ma la capacità delle società di governare una trasformazione che gli autori considerano già avviata. Il progresso tecnologico, infatti, non determina da solo i suoi risultati sociali: una stessa crescita della capacità delle macchine può produrre maggiore benessere, nuove forme di esclusione oppure una combinazione delle due cose. Da qui deriva la domanda fondamentale che attraversa il volume: se gli esseri umani stanno costruendo strumenti capaci di superarli in un numero crescente di compiti, come dovranno cambiare il lavoro, l’apprendimento e le istituzioni affinché quella superiorità tecnica diventi un vantaggio collettivo anziché una fonte di marginalizzazione?


