Stroncature

Stroncature

Autorità intellettuale e università della strada

mag 28, 2026
∙ A pagamento

Gli intellettuali al Café Rotonde, 1916 | Tullio Garbari

Andrea Long Chu — critica culturale di New York Magazine, premio Pulitzer per la critica nel 2023 — apre Authority, il saggio che dà il titolo alla sua nuova raccolta, con una domanda apparentemente marginale: perché pretendiamo che il critico (letterario, artistico) abbia autorità, vale a dire la capacità di imporre un giudizio? Non lo chiediamo al pittore né al romanziere. Allo storico e allo scienziato lo chiediamo, certo, ma in una forma ben precisa: la loro è autorevolezza prima che autorità, perché poggia su qualcosa di esterno e verificabile — i fatti, le prove, una realtà condivisa che chiunque può controllare. La loro voce merita ascolto nella misura in cui regge al confronto con le cose. Il critico è il caso anomalo, perché formula un giudizio che nessuna prova può dimostrare: non esiste esperimento capace di stabilire che un’opera sia bella, o che un’epoca vada letta in un certo modo. Eppure gli chiediamo di pronunciarsi come se quel giudizio avesse un fondamento, e così pretendiamo da lui non la fiducia che ci si guadagna, ma qualcosa che le somiglia solo in apparenza: un diritto di sentenza. Lo collochiamo, scrive Chu, in «quella posizione terrificante di pura autorità», la stessa di un re, le cui parole hanno forza di legge per il solo fatto che è lui a pronunciarle.

Da questa anomalia Chu trae qualcosa di più ampio di una riflessione sulla critica letteraria. Ricostruisce tre secoli di storia di una figura — colui al quale una società riconosce il diritto di interpretare il proprio tempo — e ne segue le metamorfosi: sovrano illuminato nel Settecento, libero cittadino nell’Ottocento, funzionario delle istituzioni nel Novecento. Dietro ogni epoca, sostiene, c’è un diverso modo di fondare quel diritto, e ogni volta che quel fondamento entra in crisi il critico si scopre nudo. È, in fondo, una storia dell’autorità intellettuale travestita da storia del gusto. E proprio perché lo è, ci consente di porre in forma più netta una domanda che non riguarda i romanzi ma il presente nella sua interezza: in un’epoca in cui ciascuno ha un’opinione su tutto e ogni opinione trova il suo pubblico, chi possiede ancora l’autorità per leggere, interpretare e giudicare il tempo presente?


Abbonati a Stroncature


Questo post è per abbonati a pagamento.

Già abbonato a pagamento? Accedi
© 2026 Stroncature · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Inizia il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura