“Brave New Words: How AI Will Revolutionize Education (and Why That’s a Good Thing)” Salman Khan (Viking, 2024)
Nel 2024, per Viking, Salman Khan pubblica Brave New Words, un libro che prende sul serio una frattura ormai visibile: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento “in più” nel paesaggio digitale, ma una tecnologia capace di riorganizzare il modo in cui impariamo, insegniamo, valutiamo e perfino immaginiamo che cosa significhi diventare competenti. Khan non si limita a descrivere l’arrivo di nuovi software nelle classi: pone domande di fondo su accesso, equità, motivazione, fiducia e formazione del giudizio. Se l’educazione è sempre stata un compromesso tra l’ideale del rapporto uno-a-uno e la realtà delle classi numerose, l’AI riapre quella tensione in termini radicali: può avvicinare milioni di studenti a un supporto personalizzato, ma può anche amplificare rischi di dipendenza, disinformazione, scorciatoie e disuguaglianze. Il punto, nel suo impianto, non è scegliere tra entusiasmo e rifiuto: è capire quali problemi strutturali l’AI possa effettivamente affrontare, quali invece tenda a mascherare, e quali guardrail istituzionali e culturali siano necessari perché la promessa non si trasformi in una regressione. La posta in gioco non riguarda solo la scuola, ma la capacità di una società di coltivare potenziale umano su larga scala, senza sacrificare autonomia e senso.


