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“Broken Cycle: World Politics in the Age of Dissent” Randall L. Schweller (Cambridge University Press, 2026)

mag 08, 2026
∙ A pagamento

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Broken Cycle. World Politics in the Age of Dissent, pubblicato da Cambridge University Press nel 2026, affronta una questione che attraversa l’intero dibattito contemporaneo sulle relazioni internazionali: che cosa accade quando un ordine mondiale si indebolisce, ma non esiste più il meccanismo storico che in passato ne consentiva la sostituzione? Randall L. Schweller parte da un problema molto concreto, cioè la crisi dell’ordine internazionale liberale guidato dagli Stati Uniti, ma lo osserva da una prospettiva più ampia, fondata sui ritmi lunghi della storia politica mondiale. Il libro non si concentra sui singoli episodi diplomatici, né sulle sole tensioni tra Stati Uniti, Cina, Russia o altri attori revisionisti. Il suo obiettivo è più radicale: capire se la politica internazionale sia entrata in una fase in cui il vecchio ordine perde autorità senza che un nuovo ordine possa nascere secondo le modalità consuete. L’interesse dell’opera sta proprio in questo spostamento dello sguardo. Schweller non descrive semplicemente il declino della Pax Americana, ma si chiede se l’intero ciclo storico attraverso cui le grandi potenze hanno costruito, difeso, contestato e sostituito gli ordini mondiali si sia interrotto. La domanda di fondo non riguarda quindi solo il futuro degli Stati Uniti o l’ascesa della Cina, ma la possibilità stessa di ricostruire un ordine internazionale dotato di legittimità, scopo sociale e capacità di governo. Il libro merita attenzione perché tiene insieme due elementi che spesso vengono separati: da un lato la buona notizia della lunga pace tra grandi potenze, resa più stabile dall’arma nucleare, dall’interdipendenza produttiva e dal minor rendimento della conquista territoriale; dall’altro la cattiva notizia della perdita del principale motore storico di rigenerazione dell’ordine, cioè la guerra egemonica. Da questa tensione nasce l’interrogativo centrale dell’opera: un mondo può restare relativamente pacifico anche se diventa sempre meno ordinato, meno governato e meno capace di riconoscersi in principi comuni?

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