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“Chilling Effects: Repression, Conformity, and Power in the Digital Age” Jonathon W. Penney (Cambridge University Press, 2026)

mag 20, 2026
∙ A pagamento

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Chilling Effects: Repression, Conformity, and Power in the Digital Age, pubblicato da Cambridge University Press nel 2026, affronta una questione che riguarda il modo in cui libertà, diritti e democrazia possono essere indeboliti senza che sia sempre necessario vietare apertamente un comportamento. Jonathon W. Penney parte da un problema tanto giuridico quanto sociale: le persone non smettono di parlare, informarsi, associarsi o agire soltanto quando una legge glielo proibisce in modo esplicito; spesso lo fanno perché percepiscono una minaccia, perché sanno o temono di essere osservate, perché non comprendono con certezza i confini di ciò che è permesso, perché sono esposte a pressioni personali, istituzionali o collettive. Il libro merita attenzione proprio perché sposta l’analisi dal divieto visibile alla pressione invisibile, dal comando formale al comportamento che si modifica prima ancora che intervenga una sanzione. In questo senso, l’opera interroga una zona cruciale della vita contemporanea: quella in cui sorveglianza digitale, potere statale, piattaforme, raccolta dei dati, molestie online, automazione e strumenti predittivi non si limitano a controllare ciò che le persone fanno, ma possono orientare ciò che esse ritengono prudente fare. La prospettiva dell’autore è interdisciplinare: il diritto resta un punto di partenza decisivo, ma non basta; occorrono teoria della privacy, scienze sociali, psicologia del comportamento, studi sulla sorveglianza e riflessione politica. La domanda centrale che attraversa il libro è dunque semplice solo in apparenza: che cosa accade a una società quando un numero crescente di persone impara ad autocensurarsi, a conformarsi, a evitare temi, spazi e azioni per timore di conseguenze future? Da questa domanda deriva il nucleo dell’opera: comprendere gli effetti di raffreddamento non come fenomeni marginali o puramente soggettivi, ma come meccanismi concreti attraverso cui potere, tecnologia e paura possono ridisegnare la libertà ordinaria.

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