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“China’s Age of Abundance: Origins, Ascendance, and Aftermath” Wang Feng (Cambridge University Press, 2024)

gen 12, 2026
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Tra gli anni Ottanta e il presente la Cina ha attraversato una trasformazione materiale che, per ampiezza e rapidità, non ha paragoni nella storia contemporanea: centinaia di milioni di persone sono passate da una vita di scarsità a una condizione di consumo diffuso, mentre il paese è tornato a occupare un posto centrale nell’economia e nella politica globale. In China’s Age of Abundance, Origins, Ascendance, and Aftermath, pubblicato da Cambridge University Press nel 2024, Wang Feng propone di leggere questo passaggio non come una sequenza lineare di “riforme riuscite”, né come un semplice effetto di istituzioni efficienti, ma come un nodo storico in cui si intrecciano aspirazioni quotidiane, vincoli sociali, scelte collettive e congiunture irripetibili. Il libro chiede, in sostanza, che cosa significhi davvero “abbondanza” quando la si osserva dal basso: non come cifra del PIL, ma come mutamento concreto di ciò che si può mangiare, indossare, abitare, possedere e sperimentare. E insieme chiede se questa fase sia destinata a durare, o se le condizioni che l’hanno resa possibile stiano svanendo, lasciando emergere fratture e “venti contrari” che non sono accidenti temporanei ma conseguenze strutturali. La prospettiva è storica e sociologica: guarda alle condizioni iniziali, alla stratificazione prodotta dal socialismo, alle dinamiche demografiche e ai modi in cui la crescita redistribuisce opportunità e vulnerabilità, delineando una domanda finale tanto semplice quanto decisiva: che cosa resta dell’età dell’abbondanza quando l’ascesa rallenta e le disuguaglianze, l’invecchiamento e il controllo politico diventano più pesanti?

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