“Citizen Marx: Republicanism and the Formation of Karl Marx’s Social and Political Thought” Bruno Leipold (Princeton University Press, 2024)
Citizen Marx di Bruno Leipold ricostruisce un problema che, nella ricezione di Marx, è spesso rimasto ai margini: che cosa accade se si prende sul serio il lessico repubblicano della libertà, della sovranità popolare e dell’autogoverno come componente strutturante, e non ornamentale, della sua formazione politica. Il libro, pubblicato nel 2024 da Princeton University Press, parte dall’idea che l’immagine di un Marx “estraneo” a politica, democrazia e libertà non sia solo un residuo polemico: è anche l’effetto di una storia intellettuale che ha trattato il repubblicanesimo ottocentesco come un linguaggio in declino, o come una cornice troppo “politica” per una teoria sociale. Leipold rovescia la prospettiva: mostra come Marx emerga dentro un campo di battaglia concettuale nel quale repubblicani, liberali, socialisti e comunisti competono per definire che cosa significhi essere liberi, quale ruolo debba avere lo Stato, quali istituzioni rendano non arbitrario il potere, e quale soggetto sociale possa incarnare un progetto di emancipazione. Il punto non è “riscattare” Marx, ma comprenderne l’architettura: perché certe parole tornano, cambiano senso, si irrigidiscono o si ricompongono; e perché, dietro le svolte più celebri (il comunismo, la critica dell’economia politica, la Comune), resta una domanda insistente su come rendere non dominanti le relazioni sociali e politiche.


