“Clausewitz: His Life and Work” Donald Stoker (Oxford University Press, 2014)
In un’epoca in cui il nome di Clausewitz viene evocato come un marchio globale – nelle accademie militari, nel dibattito strategico e perfino nel linguaggio giornalistico – la domanda più utile non è “che cosa dice Clausewitz?”, ma “da quali prove di realtà nasce ciò che dice?”. In Clausewitz: His Life and Work (Oxford University Press, 2014), Donald Stoker affronta proprio questo punto: ricostruire le condizioni umane, professionali e politiche che hanno reso possibile un pensiero capace di attraversare due secoli senza ridursi a un prontuario. Il libro invita a guardare Clausewitz non come un filosofo astratto né come un semplice ufficiale di stato maggiore, ma come un uomo immerso nella frattura storica che trasforma le “guerre dei re” in “guerre dei popoli”, e che costringe gli apparati statali europei a misurarsi con una nuova scala di violenza, mobilitazione e incertezza. Il cuore dell’operazione non è la celebrazione del “grande teorico”, ma l’analisi di come una vita attraversata da campagne, sconfitte, ritirate, prigionia, riforme e conflitti di lealtà possa generare, passo dopo passo, una concezione della guerra come fenomeno politico totale, refrattario alle ricette e dominato da giudizio, probabilità e frizione.


