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“Comparative Judicial Review” Erin F. Delaney; Rosalind Dixon (Edward Elgar Publishing, 2018)

gen 21, 2026
∙ A pagamento

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Nella seconda metà del Novecento e nei primi decenni del XXI secolo, il potere dei giudici è diventato una delle variabili centrali con cui leggere la trasformazione degli Stati costituzionali: non soltanto perché le corti decidono controversie, ma perché definiscono confini, linguaggi e aspettative della politica democratica. Comparative Judicial Review, pubblicato nel 2018 da Edward Elgar Publishing, parte da questa constatazione senza trattarla come uno slogan: prova invece a capire in quali condizioni il controllo di costituzionalità diventa plausibile, utile, contestato o fragile, e perché le stesse parole (diritti, democrazia, legalità, stabilità) possano sostenere scelte istituzionali diverse. Il libro assume che il “come” conti quanto il “che cosa”: la forma del controllo, la cultura dei giudici, l’architettura degli accessi, le alleanze sociali che rendono effettive le decisioni, e perfino la circolazione internazionale di idee e citazioni giurisprudenziali. Ne emerge un invito a guardare al giudizio costituzionale come a un fenomeno che non si spiega né si valuta solo sul piano astratto delle teorie normative, ma dentro una storia di conflitti, compromessi e aspettative reciproche tra istituzioni e società.

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