"Desmitificando la Edad Media peninsular. Cómo y por qué se ha construido una historia que no existió", Alejandro García Sanjuán, (Los Libros de la Catarata, 2026)
In Desmitificando la Edad Media peninsular. Cómo y por qué se ha construido una historia que no existió, pubblicato nel 2026 da Los Libros de la Catarata, Alejandro García Sanjuán affronta un problema che riguarda non soltanto la conoscenza del passato, ma anche il modo in cui le società definiscono se stesse nel presente. L’oggetto dell’indagine è la costruzione di immagini idealizzate del Medioevo iberico e la loro trasformazione in strumenti di legittimazione politica, religiosa e identitaria. Il libro muove dalla constatazione che la critica della tradizionale “leggenda nera” medievale, secondo la quale il Medioevo sarebbe stato un’epoca esclusivamente oscura e arretrata, ha spesso prodotto una reazione ugualmente deformante: una “leggenda rosa” che presenta quei secoli come un’età di splendore, armonia sociale, fervore spirituale e precoce maturazione delle libertà moderne. L’autore invita a interrogarsi sulle ragioni per cui tali rappresentazioni continuino a esercitare una notevole forza persuasiva, nonostante i progressi compiuti dalla ricerca storica. La questione centrale non consiste quindi nello stabilire se il Medioevo peninsulare debba essere giudicato positivamente o negativamente, ma nel comprendere come siano nate determinate narrazioni, chi le abbia promosse e quali funzioni abbiano assolto. García Sanjuán osserva il problema dalla prospettiva dello storico impegnato nella critica degli usi pubblici del passato. La sua analisi mostra che termini apparentemente descrittivi, eroi celebrati, commemorazioni e genealogie nazionali possono incorporare giudizi di valore, stabilire gerarchie tra gruppi e attribuire legittimità ad alcuni protagonisti sottraendola ad altri. Il libro merita dunque attenzione perché pone una domanda essenziale: fino a che punto ciò che una comunità considera la propria storia è il risultato dell’indagine documentaria e fino a che punto costituisce invece un racconto costruito per produrre appartenenza, orgoglio e consenso?


