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“Einstein’s Entanglement” W. M. Stuckey, Michael Silberstein, Timothy McDevitt (Oxford University Press, 2024)

feb 03, 2026
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Pubblicato nel 2024 da Oxford University Press, Einstein’s Entanglement di W. M. Stuckey, Michael Silberstein e Timothy McDevitt prende di petto una situazione singolare: la fisica contemporanea dispone di una teoria – la meccanica quantistica – che funziona in modo straordinariamente efficace, ma che continua a lasciare molti studiosi insoddisfatti sul piano della comprensione concettuale, soprattutto quando entra in scena l’entanglement e la violazione delle disuguaglianze di Bell. Il libro parte da una constatazione che attraversa tanto la comunità dei fisici quanto quella dei filosofi: l’esito sperimentale premiato dal Nobel 2022, invece di “chiudere” il problema, ha intensificato la domanda su che cosa significhi davvero quel tipo di correlazione tra eventi lontani. Gli autori non si propongono di aggiungere una nuova “interpretazione” tra le tante, né di modificare la teoria; vogliono piuttosto cambiare la forma stessa della domanda, chiedendo al lettore di mettere temporaneamente tra parentesi l’aspettativa – profondamente radicata – che spiegare significhi sempre ricostruire un meccanismo causale dinamico “dietro le quinte”. Il nodo, per loro, è capire se l’entanglement sia davvero un messaggio di incompatibilità tra meccanica quantistica e relatività, o se l’apparente conflitto nasca da un pregiudizio metodologico: l’idea che una spiegazione degna di questo nome debba essere per forza “costruttiva”, cioè fatta di cause locali, segnali, e catene di produzione degli eventi nel tempo.

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