"El Paso: One Hundred Years of Blood, Race, and Memory”, Jazmine Ulloa (Dutton, 2026).
Pubblicato nel 2026 da Dutton, El Paso: One Hundred Years of Blood, Race, and Memory di Jazmine Ulloa affronta una questione centrale nella storia degli Stati Uniti: il modo in cui una nazione definisce se stessa attraverso le persone che accoglie, respinge, controlla o considera estranee. El Paso costituisce un punto di osservazione particolarmente significativo perché la sua posizione geografica rende visibili tensioni che altrove possono apparire più astratte. In questo spazio di frontiera, infatti, appartenenza nazionale, identità culturale, mobilità del lavoro e classificazioni razziali si sovrappongono continuamente. Il confine non è soltanto una linea politica, ma un dispositivo che distingue individui apparentemente legittimati a entrare da altri sottoposti a sorveglianza, selezione o espulsione. Il libro invita quindi a interrogarsi su chi possa essere riconosciuto come americano, su quale memoria collettiva sostenga tale riconoscimento e su quanto le paure contemporanee dipendano da processi storici più antichi. Ulloa osserva questi problemi dalla prospettiva di una giornalista nata a El Paso, coinvolta personalmente nella storia della città ma interessata a ricostruirla con strumenti documentari e testimonianze familiari. La sua ricerca nasce anche dalla necessità di comprendere la violenza razzista che ha colpito la comunità locale e il linguaggio politico che l’ha preceduta. L’opera merita attenzione perché sottrae la frontiera alla rappresentazione semplificata di margine remoto o zona di emergenza, mostrando che proprio in luoghi come El Paso sono state elaborate pratiche, categorie e istituzioni decisive per l’intero paese. La domanda che attraversa la ricerca riguarda pertanto non soltanto la storia di una città, ma il rapporto fra memoria e cittadinanza: ciò che una comunità ricorda, ciò che dimentica e le conseguenze politiche prodotte da entrambe le operazioni.


