“Empire of Labor: How the East India Company Colonized Hired Work” Titas Chakraborty (University of California Press, 2025)
In Empire of Labor: How the East India Company Colonized Hired Work (University of California Press, 2025), Titas Chakraborty prende sul serio un problema che spesso resta sullo sfondo quando si parla di colonialismo: non soltanto chi governa e chi obbedisce, ma come si lavora, con quali margini di scelta, e quali poteri intervengono a trasformare un mestiere in una condizione. Il libro nasce dall’idea che la “modernità” del lavoro in India non sia un semplice riflesso dell’industrializzazione ottocentesca, ma l’esito di un lungo processo in cui l’East India Company (EIC) costruisce strumenti politici e giuridici per disciplinare la forza-lavoro. La posta in gioco è concreta: la possibilità, per uomini e donne che vivono di salario, di rifiutare un ingaggio, di cambiare padrone, di negoziare tempi e paghe secondo regole consuetudinarie, e di usare la mobilità come risorsa. Chakraborty mostra perché questa libertà relativa meriti attenzione: non come mito di un “prima” idilliaco, ma come campo di conflitto, in cui l’EIC impara a governare riducendo l’autonomia dei lavoratori e trasformando la fuga dal lavoro in un illecito. Il punto di osservazione è netto e non celebrativo: seguire il lavoro “a giornata” e “a contratto” come luogo in cui si forma la sovranità coloniale, e in cui prende forma una cultura del lavoro fondata sulla sorveglianza e sulla punizione.


