Il posto occupato dagli eunuchi nell’Impero bizantino solleva un problema che riguarda il rapporto fra differenza fisica e appartenenza sociale. Persone segnate da una condizione corporea spesso associata a debolezza e incompletezza potevano ricevere responsabilità decisive ed esercitare un’autorità riconosciuta. Questa compresenza invita a domandarsi quali caratteristiche rendessero un individuo capace di partecipare alla vita collettiva e quali conseguenze la società attribuisse alla perdita della capacità di generare. In Eunuchs and Castrated Men in Byzantine Law and Society, 527–1056, pubblicato da Palgrave Macmillan nel 2025, Yuki Kontani affronta tali questioni attraverso il diritto: un insieme di regole che, mentre disciplinava comportamenti e rapporti, esprimeva anche aspettative sul corpo e sulla persona. L’interesse del libro consiste nel mostrare quanto queste aspettative fossero articolate. La condanna di una pratica poteva accompagnarsi al riconoscimento di chi l’aveva subita; una limitazione in un ambito non determinava necessariamente l’esclusione da tutti gli altri. Occorre pertanto ricostruire le ragioni delle distinzioni, senza considerarle incoerenze da spiegare attraverso un generico pregiudizio. Guardare agli eunuchi da questa prospettiva permette di comprendere come l’autorità imperiale definisse i confini della partecipazione sociale. Ne emerge una domanda storica precisa: in quali circostanze una differenza corporea diventava un impedimento giuridico e in quali poteva essere accolta entro l’ordinamento? È su questa variabilità, e sui suoi presupposti, che il volume invita a riflettere.
“Eunuchs and Castrated Men in Byzantine Law and Society, 527–1056”, Yuki Kontani (Palgrave Macmillan, 2025)



