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“Fear and Fury: The Reagan Eighties, the Bernie Goetz Shootings, and the Rebirth of White Rage”, Heather Ann Thompson (Pantheon Books, 2026)

set 18, 2026
∙ A pagamento

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Pubblicato nel 2026 da Pantheon Books, Fear and Fury: The Reagan Eighties, the Bernie Goetz Shootings, and the Rebirth of White Rage di Heather Ann Thompson affronta una questione che oltrepassa largamente la ricostruzione di un celebre fatto di cronaca: come una società arrivi a considerare comprensibile, e talvolta persino legittima, una violenza che in circostanze diverse condannerebbe senza esitazione. Al centro dell’indagine vi è l’America degli anni Ottanta, e in particolare una New York attraversata contemporaneamente dalla crisi dei servizi pubblici, dalla crescita delle disuguaglianze, dalla paura della criminalità, dalle tensioni razziali e da una profonda trasformazione del discorso politico. Thompson utilizza la vicenda di Bernhard “Bernie” Goetz, l’uomo bianco che nel dicembre 1984 sparò a quattro giovani neri in un vagone della metropolitana, come punto di osservazione dal quale interrogare un passaggio storico assai più vasto. La domanda decisiva non riguarda soltanto ciò che accadde su quel treno, ma ciò che rese possibile la straordinaria reazione collettiva che seguì: perché una parte consistente dell’opinione pubblica vide immediatamente nell’autore degli spari un cittadino esasperato che aveva finalmente reagito, mentre i ragazzi feriti vennero rapidamente trasformati da vittime in presunti aggressori? Il problema investe il rapporto tra percezione e realtà, tra sicurezza e giustizia, tra responsabilità individuale e condizioni sociali. Investendo politica, economia, informazione, sistema giudiziario e relazioni razziali, il libro pone inoltre un interrogativo sulla formazione del senso comune: le paure collettive non sorgono necessariamente in modo spontaneo, ma possono essere orientate, selezionate e trasformate in spiegazioni politiche. È in questo spazio che la rabbia privata può acquisire una dimensione pubblica e che il pregiudizio può presentarsi non più apertamente come tale, bensì come difesa dell’ordine, della sicurezza e del diritto individuale. L’interesse dell’opera sta dunque nella capacità di mostrare quanto un singolo episodio possa diventare rivelatore di una trasformazione storica molto più profonda. Thompson invita a interrogarsi non soltanto su chi venga considerato pericoloso in una determinata società, ma anche su chi abbia il potere di stabilirlo, attraverso quali immagini e narrazioni, e con quali conseguenze destinate a protrarsi ben oltre gli eventi originari.

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