“From Masters of Slaves to Lords of Lands. The Transformation of Ownership in the Western World” James Q. Whitman (Cambridge University Press & Assessment, 2025)
In From Masters of Slaves to Lords of Lands. The Transformation of Ownership in the Western World (Cambridge University Press & Assessment, 2025) James Q. Whitman propone un’idea tanto semplice quanto destabilizzante: non esiste una “forma naturale” della proprietà. Ciò che chiamiamo possesso, dominio, titolarità non è una relazione ovvia tra un individuo e una cosa, ma un modo storicamente costruito di immaginare e giustificare il potere. Il libro invita quindi a spostare lo sguardo: invece di prendere la proprietà come un dato, la considera un dispositivo mentale e giuridico che rende plausibile ciò che altrimenti sarebbe solo forza, comando, pretesa. In questa prospettiva, la domanda non è soltanto “che cosa si può possedere?”, ma “quale immagine del possesso guida una civiltà, e quali conseguenze produce?”. Whitman mostra che, nel mondo occidentale, l’oggetto paradigmatico della proprietà non è sempre stato la terra: per lunghissimi secoli è stato, spesso, un essere umano. Lo spostamento dal possesso di persone al possesso di suolo non è un semplice cambio di oggetti, ma una trasformazione profonda del modo in cui il diritto pensa l’autorità, il prestigio, la violenza legittima, e persino lo Stato. La traiettoria, lenta e millenaria, arriva a compimento solo alla soglia dell’età moderna, con un esito decisivo nel XIX secolo: la scomparsa della legittimità della proprietà privata di esseri umani, data per scontata per migliaia di anni. L’opera, fin dall’avvio, chiede al lettore di prendere sul serio questa “storia della fantasia giuridica”: non un racconto tecnico di istituti, ma una genealogia di immagini, giustificazioni e modelli di dominio che hanno reso possibile la modernità proprietaria.


