“Generative Artificial Intelligence: What Everyone Needs to Know” Jerry Kaplan (Oxford University Press, 2024)
Nel dibattito pubblico degli ultimi anni l’espressione “intelligenza artificiale” è diventata una scorciatoia per parlare insieme di innovazione, paura, lavoro, creatività, potere e controllo. Jerry Kaplan, con Generative Artificial Intelligence: What Everyone Needs to Know (Oxford University Press, 2024), si colloca in questo punto di frizione: non vuole soltanto descrivere una tecnologia, ma chiarire perché essa stia modificando il modo in cui interpretiamo le macchine e, indirettamente, noi stessi. Il libro parte dall’idea che la “generazione” automatica di testi, immagini, musica e software non sia una semplice funzione nuova aggiunta ai computer: è un cambiamento di paradigma, perché rende possibile trattare come manipolabile, sintetizzabile e operativa una massa enorme di informazioni non strutturate. Kaplan insiste su una doppia esigenza: capire “come funziona” ciò che oggi chiamiamo GAI e, soprattutto, capire cosa comporta il fatto che questi sistemi appaiano così competenti da spingerci a proiettare su di loro intenzioni, emozioni, agency morale. La promessa è ambivalente: da un lato una nuova forma di assistenza cognitiva capace di democratizzare competenze rare; dall’altro una forza che può destabilizzare fiducia, istituzioni, mercati del lavoro, diritto e perfino categorie filosofiche come mente, creatività e libero arbitrio. L’impianto del volume è dichiaratamente orientato a lettori non specialisti, ma la posta in gioco è alta: imparare a leggere la rivoluzione dei modelli generativi senza ridurla né a propaganda tecnofila né a catastrofismo, e senza confondere l’apparenza conversazionale con una “presenza” mentale.


